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Coronavirus: rimandata la Cop 26 di Glasgow

La Conferenza mondiale sul Clima delle Nazioni Unite slitterà al 2021. Gutierrez: «Questa crisi è anche un esempio della vulnerabilità dei nostri paesi, delle nostre società e delle nostre economie»

La pandemia mondiale di Covid-19 mette un freno anche ai lavori internazionali in materia di clima. È stato infatti recentemente annunciato che la Cop26 del 2020 – prevista a Glasgow dal 9 al 19 novembre – è stata rimandata all'anno prossimo a causa dell'impossibilità attuale e contingente di effettuare i lavori preliminari in vista del summit mondiale. Oltre all'evento stesso, è stato rinviato anche il pre-Cop, previsto a Milano a inizio ottobre.

La Cop26 – che avrebbe dovuto essere presieduta dalla Gran Bretagna in cooperazione con l'Italia - era un appuntamento particolarmente delicato: cinque anni dopo gli Accordi di Parigi, si attendevano dalla politica di tutto il mondo impegni condivisi e vincolanti rispetto all'abbandono dei combustibili fossili e soluzioni comuni rispetto alle problematiche connesse ai cambiamenti climatici e all'inquinamento antropico. Non solo: la Cop 25 di Madrid si era conclusa con un sostanziale nulla di fatto, rimandando proprio a Glasgow 2020 i nodi cruciali rispetto alla questione climatica. Tuttavia, l'emergenza sanitaria ha prevalso, costringendo a posticipare al 2021 la conferenza: le date sono ancora da definirsi e dipenderanno dall'andamento della pandemia a livello globale. La conferenza avrebbe dovuto essere presieduta dalla Gran Bretagna in cooperazione con l'Italia.

I commenti della politica

«Il mondo sta fronteggiando una sfida globale senza precedenti e le nazioni si stanno giustamente focalizzando sulla lotta al Covid-19. La Cop26 è stata pertanto posticipata», ha commentato a inizio aprile Alok Sharma, presidente della Conferenza, ribadendo comunque la volontà di continuare a portare avanti le azioni necessarie a combattere l'emergenza climatica. Emergenza che, come ha sottolineato la segretaria dell'Unfccc Patricia Espinosa, rappresenta la minaccia più grande per l'umanità sul lungo termine, tanto quanto il Covid-19 rappresenta invece quella più urgente in questo momento. Lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierrez, ha accolto favorevolmente la decisione di un rinvio della Conferenza mondiale sul clima: «Questa crisi umana drammatica – ha commentato - è anche un esempio della vulnerabilità dei nostri paesi, delle nostre società e delle nostre economie».

Lo slittamento della Conferenza sul clima e l'emergenza sanitaria in atto a livello globale hanno portato molti esponenti delle principali organizzazioni ambientaliste a richiedere ragionamenti e interventi ancora più incisivi su larghissima scala, nella consapevolezza che ritornare alle economie di sfruttamento pre-coronavirus sarebbe un grande pericolo, non solo per la salute ma anche per la tenuta degli ecosistemi terrestri. «Tornare al “business as usual” – ha commentato ad esempio Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International – sarebbe del tutto inaccettabile. Questa pandemia dimostra che ci sono enormi lezioni da imparare sull'importanza di ascoltare la scienza e sulla necessità di un'azione collettiva globale urgente».

Aprile 2020

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