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Ecovillaggi in crescita per costruire un futuro alternativo

Ecovillaggi

Sempre più numerose in Italia e nel mondo le esperienze di comunità in nome dell'ambiente

Partiti decenni fa come semplici e sporadici esperimenti sociali, gli ecovillaggi stanno oggi diventando in tutto il mondo espressione reale di un futuro alternativo possibile, basato sui principi della coesistenza, della consapevolezza e delle scelte etiche ed ecologiche.

Ma che cosa sono gli ecovillaggi? Si tratta di comunità di persone che vivono rispettando l’ambiente, condividendo un percorso olistico e spirituale in modo individuale e collettivo e privilegiando un’alimentazione biologica. Persone quindi che, a fronte delle problematiche ambientali e climatiche attuali, hanno scelto di agire nel modo più naturale possibile, ovvero escludendo dalla propria quotidianità tutti i fattori “inquinanti”.

Terra, acqua, fuoco, aria

Per descrivere un ecovillaggio, l'attivista ambientale e fondatrice del network di ecovillaggi Gaia Trust, Hildur Jackson, utilizzava i quattro elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Nella simbologia della terra sono racchiuse le peculiarità fisiche dell'ecovillaggio: la struttura, la produzione di alimenti biologici su scala bioregionale e locale, l'utilizzo dell'edilizia ecologica, con materiali riciclati e non inquinanti.

L'acqua rappresenta invece le infrastrutture degli ecovillaggi, necessarie alla salvaguardia delle risorse idriche (come i sistemi d’energia integrati e rinnovabili) ma anche alle comunicazioni (telefono, fax, e-mail), gestite attraverso quello che viene chiamato GEN, cioè Global Eco-village Network.

Il fuoco è il simbolo della struttura sociale su cui si basa l’ecovillaggio: un sistema basato sulla democrazia, sull’economia sostenibile e sul concetto di salute, nella consapevolezza che cambiando stile di vita è possibile ridurre l'incidenza di malattie e di spese mediche. Infine, l'aria rappresenta l’arte, la creatività, la musica, fondamentali per lo sviluppo complessivo dell'individuo.

Vivere in un ecovillaggio... come?

Esperienze di ecovillaggi non mancano anche nel nostro paese. L’Ecovillaggio di Bagnaia è forse il primo italiano e il più antico: immerso tra le montagne senesi, è diventato un punto di riferimento sia nazionale che internazionale (non a caso, la scorsa estate ha ospitato il raduno Rete Internazionale Villaggi Ecologici).

Un altro ecovillaggio italiano molto noto è il Borgo di Mogliazze, situato sull’Appennino Piacentino. Tempo di Vivere invece si trova in Emilia Romagna e ospita nel corso dell'anno diversi workshop e laboratori di autoproduzione cosmetica e igienica, di meditazione e di mindfulness.

Ma gli esempi sono numerosi e non tutti gli ecovillaggi sono adatti alle esigenze di ciascuno: sebbene i principi di base siano i medesimi, la strutturazione può variare di comunità in comunità ed è per questo motivo che molti ecovillaggi mettono a disposizione un servizio di ospitalità per chi volesse avvicinarsi a questo stile di vita prima di prendere una decisione definitiva.

Si possono conoscere i vari ecovillaggi anche attraverso il volontariato, oppure appoggiandosi alle reti di condivisione come Wwoof (World-Wide Opportunities on Organic Farms, dedicata specificatamente alla messa in rete di aziende e realtà biologiche e naturali nel mondo) o come Workaway, che permette di mettersi alla prova con attività di ecoturismo agricoltura, giardinaggio ed autoproduzione presso le realtà aderenti.

Tra cui, appunto, molti ecovillaggi. Perché non cominciare così?

Paola Ceccarelli

Gennaio 2020

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