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​Rapporto GreenItaly 2018. Italia tra le economie più green d'Europa

​Rapporto GreenItaly 2018

Nel nostro Paese propensione al riciclo, bioeconomia e green jobs. Crescono le aziende “verdi”: sono il 30,7% del manifatturiero

È un’Italia che sorprende, quella ritratta nel rapporto “GreenItaly 2018”: competitiva e innovativa, con risultati d’eccellenza in tema di sostenibilità a livello europeo. Il Belpaese, secondo il rapporto realizzato da Symbola e Unioncamere con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare in collaborazione con Conai e Novamont, si piazza tra le economie più green dell’Unione Europea.

Un risultato ottenuto grazie a un miglioramento dell’eco-efficienza per tutti e quattro gli indicatori analizzati: materie prime, consumi energetici, produzione di rifiuti ed emissioni atmosferiche. Per diverse ragioni, tra cui la forte propensione al riciclo (siamo i più efficienti tra le 5 grandi economie europee), l’economia italiana risulta in Europa la più performante in materia di produttività d’uso delle risorse materiali e di circolarità della materia. L’Italia è infatti Paese leader in termini di dematerializzazione dell’economia, cioè di produttività misurata come uso di risorse consumate per € di Pil: per ogni chilogrammo di risorsa consumata l’Italia genera – a parità di potere d’acquisto – 4 € di Pil, contro una media europea di 2,24 €.

Abbiamo un ruolo di primo piano nella bioeconomia e nella chimica verde e siamo il primo Paese Ue per fatturato pro-capite nel settore dello sviluppo dei prodotti basati su processi biologici come le bioplastiche, nonché nell’agricoltura (nostro il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari).

Occupazione green

Per quanto riguarda le imprese, dal 2014 al 2017 oltre 345 mila aziende hanno investito in prodotti e tecnologie green: 1 su 4 dell’intera imprenditoria extra-agricola (pari al 24,9% del totale) e 1 su 3 nel manifatturiero (il 30,7%), tutte imprese che hanno saputo distinguersi sul mercato estero con benefici complessivi nel fatturato.

È al Nord che si concentra la maggior parte delle aziende eco-sostenibili: la Lombardia ne ha quasi 62.000 (il 17,8% del totale nazionale), seguita dal Veneto con quasi 35.000 unità; Lazio, Emilia-Romagna e Campania superano le 25 mila. Tra le province più green spiccano Roma e Milano (rispettivamente con quasi 25.100 e oltre 21.500 imprese), terza Torino (quasi 14.400 imprese).

Considerando invece la “propensione green” dei territori, ossia la percentuale di imprese del genere sul totale regionale, presentano valori elevati anche regioni del Sud e le Isole: Calabria, Basilicata, Molise, Sicilia e Sardegna, tutte con quote comprese tra il 26% e il 29%, ma anche Trentino-Alto Adige (prima assoluta con quasi il 29%), Veneto e Friuli Venezia Giulia.

A oggi sono circa 3 milioni i lavoratori – corrispondenti al 13% dell’occupazione complessiva italiana – che possono esser fatti rientrare nella categoria dei “green jobs”, cioè mansioni dove l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale costituisce la competenza più richiesta; subito dopo vengono flessibilità e adattamento, capacità di lavorare in gruppo e in autonomia e capacità di risolvere i problemi.

Secondo la ricerca, sono una decina le professioni del tutto innovative o che hanno subito un processo di innovamento con l’introduzione di nuove competenze o l'aggiornamento di quelle esistenti: tra di esse troviamo l’installatore di reti elettriche a migliore efficienza, il programmatore agricolo della filiera corta, il meccatronico green, il manovale esperto di calcestruzzi green, l’installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale e risk manager ambientale, ma anche educatore ambientale per l’infanzia, esperto in gestione dell’energia, promotore edile di materiali sostenibili e infine meccanico industriale green. Professioni su cui puntare per essere protagonisti in un futuro sempre più sostenibile.

Giada Frana

Febbraio 2019

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