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Sulle vie del mondo

Sulle vie del mondo

Nel viaggio un'occasione per riscoprirsi tra orizzonti da tracciare e limiti da superare 

La storia dell'essere umano è da sempre profondamente legata al viaggio. Era nomade l'uomo delle origini, erano seminomadi le prime civiltà umane, era tendenzialmente viaggiatore l'uomo che della natura si sentiva ospite e non padrone, che ne seguiva le regole e le leggi. La sua essenza è sempre stata viandante. E se è vero che nel corso della storia umana le nostre radici si sono fatte sempre più fonde e più salda la nostra presa sul mondo che abbiamo iniziato a chiamare “casa”, è altrettanto vero che quel richiamo arcaico al viaggio e alla scoperta degli orizzonti ignoti non ci ha mai del tutto abbandonati.

Esploratori, marinai, viandanti, missionari, studiosi, pionieri hanno continuato a percorrere le strade del mondo, ne hanno riscoperte di antiche e ne hanno tracciate di nuove. Si sono lasciati guidare da una fame di altrove che ha spinto i confini sempre un po’ più in là e ha avvicinato popoli, paesi e tradizioni. 

Viaggiando sono nate le scintille più grandi dell'intuizione umana: letteratura, scienza, filosofia, fede. Viaggiando, l'essere umano ha definito il suo essere uomo tra gli uomini. Viaggiando, l'uomo ha sempre cercato se stesso. 

È un caso, quindi, che in un periodo storico come quello attuale - caratterizzato da tumulti, da identità perdute e da ricostruire e da contraddizioni sociali e ambientali - temi quali i confini, gli spostamenti, le radici e i viaggi tornino tanto in auge? È un caso che proprio in questi ultimi anni sia cresciuto il numero di persone che ha messo in discussione i modelli sociali, culturali, economici imperanti, e che l'abbia fatto proprio mettendosi in cammino? È un caso che per ritrovare un senso si guardi alla strada, alle vie del mondo? 

È vero, il mondo si è fatto piccolo e noto rispetto a quello di chi ci ha preceduto. Noioso, potrebbe pure dire qualcuno: non sono rimaste terre da scoprire, è finita l'era delle El Dorado mitiche in mezzo alla giungla, è passato il tempo dell'hic sunt leones su nebulosi atlanti frammentati. Tutto è stato mappato e catalogato, intrappolato in una selva di guide e GPS, raccontato e fotografato. L'altrove ha perso la dimensione del mito e ha acquisito quella della vacanza. È vero, il settore travel negli ultimi anni ha subito un’impennata dalle conseguenze non sempre piacevoli: sfruttamento ambientale e sociale, inquinamento, snaturamento di tradizioni e luoghi, commercializzazione dell'identità di popoli lontani e oblio di quella di popoli vicini.

Eppure, c’è un’altra tendenza in atto. C’è anche una storia diversa, raccontata dal numero crescente di viaggiatori lenti e di novelli esploratori che nel viaggio ritrovano un'identità, un senso e - perché no talvolta anche un lavoro. È una storia silenziosa perché silenziosi sono i passi di questi nuovi viandanti: giovani e anziani, uomini e donne, a piedi o in bici, dal freddo del nord al caldo del deserto, chi per qualche settimana e chi per anni interi, sono sempre di più le persone che vivono il viaggio come un’esperienza di vita, soprattutto quando il viaggio è essenziale, sostenibile, etico. 

Ecco allora che si riscoprono le antiche vie dei pellegrinaggi europei, ritrovando la storia di un continente lungo le sue strade. Ecco che ci si mette in sella a una bicicletta per sfidare i propri limiti e assaporare il mondo a ritmi nuovi. Oggi il viaggio diventa occasione di condivisione e racconti, grazie a moderni cantastorie che usano la rete per promuovere ciò che c’è di autentico. Nel viaggio fatto “alla vecchia maniera” ci sono le nostre radici.

Poco conta che si vada lontano o che si resti vicino, che si calchino strade remote o i sentieri sotto casa. Cogliamola al volo, allora, questa occasione. Torniamo a essere fiduciosi viandanti nel mondo, almeno per qualche tempo. Perché, come diceva il grande viaggiatore e scrittore Robert Loius Stevenson, «Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo».

Erica Balduzzi

Luglio 2019

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