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Abiti belli e buoni

Abiti belli e buoni

Grazie a ricerche innovative, tessuti… quasi da mangiare!

Arance, mele, latte, riso… non si tratta degli ingredienti per un dessert, ma di cibi dai quali è possibile ricavare tessuti e coloranti naturali, utilizzabili per capi di abbigliamento ecosostenibili. Negli ultimi anni il settore della ricerca e dello sviluppo di tecnologie tessili sta facendo passi da gigante e le vie che i ricercatori stanno esplorando sono molte; in questo panorama, la ricerca sul riciclo e sui materiali di origine naturale occupa un posto di rilievo.

L’idea di ricavare un tessuto dalle arance è nata come possibile risposta al problema dello smaltimento degli scarti dell’industria agrumicola (oltre 700 tonnellate ogni anno); l’azienda siciliana Orange Fiber, proprio da questi scarti, estrae la cellulosa che utilizza per la filatura del tessuto di arance. Gli abiti realizzati con questo materiale vantano anche proprietà cosmetiche: secondo Adriana Santanocito ed Enrica Arena, ideatrici del progetto, la pelle a contatto con la stoffa diventa più morbida, come succede quando si mette una crema idratante. Questo accade perché, grazie alle nanotecnologie, sulle fibre è incapsulato olio essenziale di agrumi che rilascia vitamine. Gli abiti non ungono e il beneficio è garantito fino a 20 lavaggi.

Anche nel caso delle mele la materia prima utilizzata deriva dallo scarto di torsoli e bucce. In questo caso il materiale che si può ricavare è la “pellemela”, simile all’eco-pelle. Il laboratorio che sta mettendo a punto questo materiale si chiama Frumat, e non a caso è in Trentino Alto Adige, regione rinomata proprio per la coltivazione di mele. Veniamo ora al latte, il cui utilizzo nell’industria tessile è stato studiato fin dagli anni Trenta, quando l’ingegnere bresciano Antonio Ferretti cercò di ottenere una fibra dalla caseina.

Oggi l’azienda toscana Duedilatte ha realizzato un tessuto ottenuto grazie ad affinate tecniche di bioingegneria. Anche in questo caso, il filato ha proprietà benefiche sulla pelle; come spiegano Elisa Volpi e Antonella Bellina, fondatrici dell’azienda, gli amminoacidi del latte che restano all’interno della fibra nutrono e idratano la pelle. Il tessuto ottenuto con il filato di latte, oltre a essere morbido e più leggero della seta, è anallergico e traspirante. Usando il filato di latte insieme al cotone biologico, si può ricavare il “denim di latte”, materiale che ha l’aspetto del jeans ma che offre un comfort maggiore. La stessa azienda lavora anche la fibra di riso dalla quale si può ottenere un tessuto morbido come il cachemire.

Per maggiori informazioni:

www.orangefiber.it

www.duedilatte.it

facebook.com/Duedilatte

Giugno 2015

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