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Nati per sperare? Cooperare nonostante l’incertezza

Telmo Pievani: l’evoluzione insegna che la cooperazione è la strategia più vantaggiosa nel lungo periodo, ma è fragile

In un tempo dominato da crisi climatiche, pandemie e nuove fratture geopolitiche, la parola "speranza" appare sempre più fragile e controversa. Per Telmo Pievani, filosofo delle scienze biologiche ed evoluzionista, la speranza non può essere separata dalla responsabilità collettiva e, soprattutto, non può prescindere dalla cooperazione.

Nella conferenza dal titolo “Nati per sperare? Da lontano a lontano, un largo noi”, tenutasi il 15 gennaio 2026 alla scuola Caterina Cittadini di Ponte San Pietro, Pievani ha affrontato alcuni nodi centrali dell’evoluzione umana, sottolineando l’importanza della comunicazione scientifica e dell’interdisciplinarità. La riflessione si è aperta con un aneddoto che è anche una dichiarazione di metodo. Il suo maestro Stephen Jay Gould, al Museo di Storia Naturale di New York, gli insegnò che “ogni scoperta scientifica va raccontata downstairs, cioè al piano di sotto”, al grande pubblico. Da qui l’idea di portare la scienza fuori dalle sue bolle – festival, teatri, media – per costruire una vera democrazia della conoscenza, decisiva anche sui temi ambientali e sociali. Pievani ha ricordato come la scienza non sia mai statica, ma un processo continuo di revisione. “Quindici anni fa insegnavo ai miei studenti cose che oggi sono sbagliate”, ammette. Le nuove scoperte hanno ribaltato molte certezze sull’evoluzione umana: “Siamo tutti migranti e siamo tutti ibridi”. L’evoluzione, infatti, non avviene solo nel tempo, ma anche nello spazio.

La nostra storia è soprattutto una storia di movimento: deserti da attraversare, coste da seguire, fiumi da risalire. Il Sahara è stato insieme culla e corridoio: quando era verde attirava i nostri antenati verso nord, quando tornava arido li spingeva altrove. «I flussi migratori di oggi seguono leggi geografiche profonde», osserva Pievani. Non è un caso se le rotte contemporanee ricalcano quelle di millenni fa.

Quando Homo sapiens è uscito dall’Africa, tra 80.000 e 60.000 anni fa, ha incontrato altre specie umane: Neanderthal, Denisova, popolazioni arcaiche. E si è ibridato. “Mamma sapiens e papà Neanderthal, o viceversa, potevano avere figli”. Il risultato è scritto nel nostro DNA: fino al 4% di geni neanderthaliani negli europei, fino all’8% di DNA denisovano in alcune popolazioni asiatiche. La mescolanza non ci ha indeboliti: è stata una risorsa evolutiva.

Questo dato mette in crisi le narrazioni che descrivono la mobilità umana come una minaccia. L’evoluzione mostra che la diversità è stata una ricchezza e che l’incontro, non l’isolamento, ha aumentato le possibilità di adattamento. Temere la diversità significa temere ciò che ci ha resi umani.

Accanto alla biologia, però, agisce la cultura: educazione, istituzioni, narrazioni condivise possono modulare gli istinti e allargare i confini del “noi”. Ma il processo non è irreversibile. Qui entra in scena la teoria dei giochi: la cooperazione è la strategia più vantaggiosa nel lungo periodo, ma è fragile. Nei momenti di crisi emergono i free rider, cioè coloro che rifiutano di sostenere i costi collettivi, beneficiando però della cooperazione altrui. “Si chiama tragedia dei beni comuni. Nel breve termine possono guadagnare vantaggi o consenso. Alla fine, però, il sistema collassa e perdono tutti”.

È una dinamica evidente nella realtà attuale: politiche climatiche rinviate, lezioni della pandemia dimenticate, gli accordi multilaterali indeboliti da nuove ondate di sovranismo, migrazioni ridotte a emergenza permanente. Non manca la conoscenza scientifica, conclude Pievani, manca la memoria. Sperare, allora, non è ottimismo ingenuo. È una scelta. Scegliere la cooperazione nonostante l’incertezza, riconoscendo che il destino della nostra specie è inseparabile da quello degli ecosistemi e delle persone con cui condividiamo il pianeta. L’evoluzione non promette che ce la faremo. Ma ci mostra cosa sarebbe necessario fare, se vogliamo almeno provarci.

Cinzia Terruzzi

 

Marzo 2026

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