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Acqua di mare: salata oggi, dolce domani

Acqua di mare: salata oggi, dolce domani

Il politecnico di Torino si è ispirato alle mangrovie e ha creato una tecnologia per rendere potabile l’acqua salata

Dissetarsi con l’acqua del mare è possibile? Secondo la ricerca sviluppata da un team di ingegneri del Politecnico di Torino in collaborazione con due università americane, la risposta potrebbe essere affermativa. Il gruppo ha infatti ideato una nuova tecnologia ecosostenibile ispirata alle mangrovie e in grado di desalinizzare l’acqua marina in completa autonomia in modo da renderla potabile. Il dispositivo potrebbe rappresentare la soluzione a una delle sfide essenziali del nostro secolo, quella dell'acqua: secondo le stime FAO entro il 2025 più di 2 miliardi di persone vivranno infatti in condizioni di stress idrico.

Come le mangrovie

Il dispositivo del team di ricerca torinese raccoglie l’acqua marina usando un semplice materiale poroso; interviene poi l’energia solare, che scaldando l’acqua la fa evaporare e la divide dal sale. Successivamente l'acqua condensa di nuovo, restando però separata dal sale grazie all’utilizzo di speciali membrane composte da zeolite, materiale caratterizzato da una rete di pori con dimensioni inferiori al nanometro, meno di un miliardesimo di metro! Il principio è quello usato dalle piante come le mangrovie, che vivono nei pressi di ambienti marini. L

’innovazione sta nel processo “passivo”, che richiede poca energia solare. I primi test si sono svolti in Liguria dando ottimi risultati di produttività: fino a venti litri di acqua potabile al giorno per ogni metro quadrato esposto al sole, performance che rendono molto competitivo il sistema. Autonomo e composto da materiali semplici ed economici, il prodotto è ideale per fornire acqua potabile a basso costo in situazioni di emergenza (per esempio dopo le inondazioni) o per fasce di popolazione rimaste isolate, oppure nei paesi in via di sviluppo in cui l’acqua rappresenta una ricchezza indispensabile non facilmente reperibile.

Gli autori della ricerca sono Matteo Fasano, Alessio Bevilacqua, Eliodoro Chiavazzo, Pietro Asinari (Politecnico di Torino), Thomas Humplik, Evelyn Wang (MIT) e Michael Tsapatsis (University of Minnesota), impegnatisi nella speranza che un giorno nessuno debba più chiamare l’acqua potabile “oro blu”.

Francesco Crisanto

Febbraio 2019

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