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Concedetevi una vacanza intorno a un filo d'erba

Concedetevi una vacanza intorno a un filo d'erba

Nel turismo rurale una chiave per riscoprire e salvare i territori

“Concedetevi una vacanza / intorno a un filo d'erba […]/ Abbiamo bisogno di contadini, / di poeti, di gente che sa fare il pane, / che ama gli alberi e riconosce il vento. / […] Oggi essere rivoluzionari significa togliere / più che aggiungere, rallentare più che accelerare, / significa dare valore al silenzio, alla luce, / alla fragilità, alla dolcezza”.

Le parole sono del poeta Franco Arminio, cantore del ritorno alla terra, il paesologo del web che attraverso la poesia rilancia il valore di un'Italia che sta tornando lentamente alla luce: quella dell'entroterra, degli angoli sconosciuti, delle identità radicate nei territori. È su questo movimento di rinascita - silenzioso ma non poi così tanto - che abbiamo scelto di dedicare alcune pagine questo mese, e di farlo attraverso la lente di quella che è una delle colonne portanti dell'economia italiana: il turismo, concentrandoci però su quello che viene definito “turismo rurale” e che sempre di più si sta configurando come una valida alternativa – sostenibile, locale, valorizzante – a quel turismo di massa che invece, al contrario, snatura territori e comunità, gettando in pasto le identità locali alla grande macchina del travel entertainment.

Parlare di turismo rurale significa in primo luogo tornare a parlare dei luoghi, anziché dei numeri, ma anche delle persone e delle comunità che nel corso dei secoli li hanno plasmati, lavorati e tutelati. Significa tornare alle radici e quindi al cuore autentico di un territorio, a ciò che lo rende unico in tutte le sue manifestazioni: tradizioni, cultura, lavoro, dialetto, cibo. Probabilmente è questo il successo di questo nuovo modo di muoversi: secondo i dati del Mibact nel 2017 le presenze nelle aree rurali sono infatti cresciute del 74% rispetto all'anno precedente, impennata che va ricercata nella capacità di riportare il viaggio e il turismo alla dimensione della scoperta e dell'incontro.

Ma parlare di turismo rurale significa anche guardare avanti, perché – questo urge specificarlo – quando si parla di terra e ruralità la tendenza è quella di volgersi indietro con nostalgia verso “i bei tempi passati”, rischiando di restare arroccati su modelli polverosi e stantii. Il turismo rurale si propone invece di andare nel senso opposto: riprendere il passato, questo sì, ma declinarlo per il futuro.

In che modo? La strada, come in tutte le esperienze che valorizzano la differenza anziché omologarla, non è univoca: passa dagli agriturismi, dalle fattorie didattiche, dalle esperienze nelle aziende agricole. Passa anche dal trekking e dalla fruizione di un territorio gambe in spalla, dalla riscoperta delle antiche vie d'Italia e alla fitta rete di microeconomie, ricezione sostenibile e filiere chilometro zero che si è strutturata attorno ai pellegrinaggi, religiosi o laici che siano, sul nostro territorio.

Senza dimenticarci, però, che anche la tecnologia può avere un impatto importantissimo sul turismo rurale; ne sono prova piattaforme e portali come Wwoof o Ecobnb, che hanno saputo utilizzare le potenzialità del web per mettere in rete da un lato le esigenze di chi cerca esperienze biologiche e sostenibili legate al viaggio e dall’altro chi le offre, sviluppando interessanti circuiti di sharing economy e di economia dello scambio.

Dare voce a questi slanci non è quindi soltanto un vezzo giornalistico, né un modo per far “viaggiare leggendo” chi scorrerà queste pagine: diventa al contrario un manifesto d'azione e una precisa responsabilità. Non potremo forse salvare l'Amazzonia, ma ci piace pensare che valorizzare il turismo rurale significhi provare a tutelare ciò che abbiamo, pensando alla terra e alla natura in generale ma partendo anche da ciò che sta intorno a noi, al nostro territorio e alle nostre identità. Un piccolo passo, forse, ma da qualcosa si dovrà pur partire, no?

Erica Balduzzi

Febbraio 2019

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