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Da Almè al Nepal come volontario per educare alla salute

Da Almè al Nepal come volontario per educare alla salute

Il farmacista bergamasco Michele Visini per la seconda volta nel paese asiatico «Bisogna condividere competenze, non portare assistenzialismo»

Per raggiungere Bodgaun bisogna voler andare proprio lì, perché in questo sperduto villaggio a tre ore e passa di jeep da Kathmandu, in Nepal, non ci si può arrivare per caso. Bisogna guadare fiumi e inerpicarsi nelle montagne: quando si arriva, non sono che poche case, duemila abitanti circa, e una storia recente ancora fortemente segnata dal terremoto che il 25 aprile 2015 scosse il paese asiatico, causando in totale più di 8mila morti e distruggendo intere aree del paese.

Bodgaun oggi è un villaggio povero e isolato, ma con tanta voglia di rinascere, grazie anche all'attività di alcune onlus operative sul territorio e all'impegno di volontari che, anche dall'Italia, hanno scelto di mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze: tra di essi c'è anche Michele Visini, farmacista di Almé (BG) che lo scorso novembre è partito con l'associazione Time4Life e che a marzo, quattro mesi dopo, tornerà nuovamente nel paese asiatico, per portare avanti un progetto di formazione e supporto al centro medico di Bodgaun.

Ma anche, soprattutto, perché «ho imparato che ciascuno di noi può provare a essere utile, a fare qualcosa di buono e a cambiare le cose. È un messaggio che vorrei riuscire a passare alle mie figlie».

Da Almè a Bodgaun

La decisione di “tuffarsi” in un'esperienza di volontariato all'estero Michele Visini l'ha presa un po' per caso: «Era già da parecchio tempo che desideravo provare un'esperienza simile – spiega il farmacista –, non per motivi religiosi ma per volontà di impegnarmi, nel mio piccolo, per fare del bene. Però continuavo a rimandare, perché era difficile conciliare quest'idea con le necessità familiari e professionali».

Poi, una collaboratrice in negozio gli fa conoscere la realtà di Time4Life, onlus modenese che sviluppa progetti di supporto ai bambini in diversi paesi del mondo, dal Benin al Nicaragua, dal confine turco-siriano alla Romania: tra le missioni in partenza c'è anche il Nepal, precisamente a Bodgaun, dove Time4Life collabora con un'altra onlus, Jay Nepal, fondata per aiutare la ricostruzione dopo il terremoto del 2015.

«Ero già stato in Nepal in passato come turista – racconta Visini – e mi piaceva l'idea di tornarci in altro modo. Soprattutto, mi piaceva l'idea di fondo che muove queste associazioni: entrambe basano le loro attività sul famoso detto “Se incontri qualcuno che ha fame, non dargli il pesce ma insegnagli a pescare”». No all'assistenzialismo, quindi, e sì alla creazione di strutture e al trasferimento di know how affinché le comunità possano diventare più autonome possibili e partecipare attivamente alla rinascita del loro territorio.

Con tutte le difficoltà del caso: «Non è sempre facile... Il villaggio è molto isolato e ci sono molta povertà, un altissimo tasso di analfabetismo e problematiche di alcolismo. Ma c'è anche la volontà di rinascere: qualche anno fa è stato costruito un centro medico, potenziato poi da un centro nascite che ha ridotto notevolmente la mortalità materna e infantile a seguito delle complicazioni del parto. Ora è in costruzione anche un centro sportivo».

All'inizio della missione di novembre, che per 7 giorni ha portato a Bodgaun 14 volontari da tutta Italia, Michele Visini non aveva messo in conto il fatto che le sue competenze farmaceutiche potessero rivelarsi utili: «Non ero partito con l'idea di mettere a disposizione il mio lavoro: semplicemente avevo contribuito a raccogliere materiale sanitario in supporto alla missione, prima di partire».

Formazione ed educazione sanitaria

Una volta arrivato a Bodgaun, tuttavia, si è reso conto di un aspetto importante: la mancata programmazione e sistematizzazione sanitaria anche sulle cose basilari rendeva gran parte del materiale fornito inutile, o poco adeguato per rispondere alle esigenze locali.

«In Nepal i farmaci sono reperibili con continuità e convenienza dall'India – racconta Visini -, ma quello che mancava era una pianificazione, un'analisi sul territorio, un'organizzazione del materiale... Insomma, il know how di base che permette di lavorare bene. Tant'è che il giovanissimo farmacista di Bodgaun, con cui sono ancora in contatto, spesso non aveva consapevolezza di cosa c'era in magazzino, di cosa era scaduto o dell'utilità di alcuni medicamenti: questo rallentava tutto, rendeva il lavoro approssimativo e difficile. Molte criticità nascono da errori di sistema facilmente correggibili, cose che noi diamo per scontate perché le impariamo come parte integrante di questa attività». A questo si sommava un'altra problematica: la difficoltà di superare la naturale diffidenza degli abitanti di Bodgaun e dei villaggi limitrofi verso la struttura medica.

«Manca la predisposizione a “mantenersi in salute” e a curarsi con continuità - spiega ancora il farmacista -. Per la gente è inconcepibile l'idea di doversi curare per lunghi periodi, anche a fronte di malattie come la tubercolosi, il cui protocollo sanitario richiederebbe cure di almeno tre mesi. Servirebbe un programma di educazione alla salute, in modo da poter prevenire le emergenze sanitarie».

L'attività di Visini, insieme a quella di altri volontari, si è quindi concentrata soprattutto sulla formazione: hanno analizzato il magazzino dei farmaci, creato file di catalogazione e dosaggio per il materiale e finalizzato un metodo di confronto perché sia più immediato comunicare le necessità e le carenze, in modo da poter raccogliere il materiale adeguato con l'associazione.

Non solo: grazie ai fondi raccolti da Time4Life, è stato possibile organizzare anche un campo pediatrico gratuito a Bhimtar, un villaggio poco distante da Bodgaun, il cui centro medico è sempre chiuso per carenza di personale. «Insieme a 4 pediatri nepalesi, per tutto il giorno abbiamo visitato gratuitamente mamme e bambini – racconta Visini -, e poi abbiamo creato una scorta di farmaci per le problematiche più comuni. Abbiamo riscontrato una grande carenza di vitamine dovuta alla malnutrizione, che rende l'incidenza delle malattie molto più alta».

Costruire un'utopia

Il 9 marzo, Time4Life tornerà in Nepal e Michele Visini sarà nuovamente parte del gruppo.

L'obiettivo è quello di fare un passo avanti: tra i progetti messi in campo, c'è la pianificazione di altri campi pediatrici, la distribuzione di vitamine per mille bambini per almeno tre mesi e la creazione di “health center” sotto casa, nei territori, cioè piccoli centri di diagnostica, di cura e di educazione alla salute che possano favorire la prevenzione, riducendo così le spese mediche nel loro complesso.

«Vorrei anche studiare e attuare un protocollo che porti alla realizzazione di educazione e tutela della salute. Questa esperienza – conclude Visini – mi ha insegnato che quando si cambia punto di vista non si dà più tutto così per scontato. Ma mi ha anche regalato la percezione di poter fare qualcosa di utile, la sensazione che ciascuno può contribuire in qualche modo a costruire una piccola utopia, vicina o lontana. Voglio che crescendo le mie tre figlie abbiano la consapevolezza di poter fare qualcosa, seppur piccola, per rendere il mondo un posto un po' migliore, anche solo per un'altra persona. È un messaggio importante».

Erica Balduzzi

Marzo 2020

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