feedFacebookTwitterlinkedinGoogle+

infoSOStenibile

Ri-vesti il mondo di Valore

Cassonetti gialli di Cauto

Il cambio di stagione può fare la differenza

Ai sempre più frequenti e repentini cambi di stagione o “sbalzi di stagione” i nostri armadi ci rivelano che la moda corre veloce e che gli abiti, invecchiando, diventando rifiuti. Esiste però un modo per prolungare il loro ciclo di vita, contribuendo a ridurre gli scarti e i conseguenti costi di smaltimento.

Scegliendo, infatti, di conferirli nei “contenitori di valore”, i cassonetti gialli di Cauto, gli indumenti dismessi possono diventare opportunità di lavoro e quindi di reddito per chi ne ha maggiore necessità. Nel corso della sua esperienza ventennale la Rete di cooperative Cauto, in collaborazione con la Caritas Diocesana di Brescia, ha iniziato una raccolta di abiti usati su tutto il territorio provinciale recuperando oltre 15mila tonnellate di indumenti. Un quantitativo che evita l’emissione di 56mila tonnellate di CO2 nell’ambiente derivante dal loro smaltimento. Un servizio gestito nel pieno rispetto della normativa vigente e del possesso delle necessarie autorizzazioni.

Lo scorso anno la collaborazione fra Cauto e Caritas si è ulteriormente rafforzata attraverso l’adesione alla Rete solidale R.I.U.S.E. (Raccolta indumenti usati solidale ed etica) alla quale possono partecipare le cooperative sociali o le imprese sociali che hanno un legame con la Caritas Diocesana del proprio territorio, per la gestione di questa particolare raccolta differenziata. I requisiti minimi per l’ingresso a R.I.U.S.E., Rete che aderisce al Conau (Consorzio nazionale abiti e accessori usati) sono il possesso di certificazioni di qualità e un certo numero di lavoratori dedicati alla raccolta e la destinazione solidaristica dei proventi.

Vantaggi ambientali, economici e sociali

Questa filiera, da cui è nata la campagna “Ri-vesti il mondo di Valore”, a sua volta declinata tramite la nuova veste grafica dei cassonetti gialli, tramite una pagina web dedicata (www.rivestidivalore.it), un depliant e alcune mirate azioni di educazione ambientale nelle scuole, consente di sottrarre il 95% della raccolta alla discarica.

Questo è possibile attraverso attività di riutilizzo e di vendita a partner commerciali selezionati, e grazie a Spigolandia, il negozio della Rete Cauto che è anche un laboratorio per la realizzazione di percorsi d’inserimento lavorativo. Il restante 5% di scarto è costituito da materiale non più recuperabile, specie se soggetto all’abbandono fuori contenitore da parte dei cittadini. Sono infatti i cittadini a “fare la differenza” in questo tipo di raccolta. Di quel 95%, circa il 10% viene recuperato come materia prima o per la produzione di pezzatura industriale.

Uno scarto così basso è un grosso vantaggio prima di tutto per l’ambiente, ma anche per i Comuni che non si devono far carico di raccogliere e smaltire anche questo genere di rifiuti.

Nel momento in cui una persona si disfa di un bene, esso diventa a tutti gli effetti un rifiuto, e come tale va trattato secondo normativa. Servono furgoni adatti al trasporto, persone formate adeguatamente per trattarli, bisogna compilare formulari per ogni Comune in modo che il trasporto dei rifiuti resti tracciato dall’inizio alla fine. Una filiera complessa che ha dei costi di funzionamento non indifferenti. “In generale, questo vale sui diversi servizi che svolgiamo - spiega Lorenzo Romanenghi, Responsabile di Produzione della Rete CAUTO -. Scegliamo ad esempio di non partecipare a bandi di gara al massimo ribasso perché sappiamo che saremmo costretti a rinunciare alla costruzione di reali percorsi di inserimento lavorativo, al rispetto rigoroso delle condizioni di sicurezza, all’accurata gestione documentale dei rifiuti: scelte a cui non vogliamo rinunciare”. Il valore irrinunciabile del servizio sono i posti di lavoro creati e quelli sostenuti con l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate: “Ogni nostra squadra di raccolta degli abiti usati è formata da due persone. Potremmo risparmiare inviandone una soltanto? Probabilmente sì, ma dovremmo rinunciare agli inserimenti lavorativi, quindi preferiamo mantenere questo livello occupazionale riducendo i costi sociali dell’intera comunità”.

Con gli oltre 400 contenitori di valore, la solidarietà sostiene i progetti di Sostegno all’occupazione di Caritas Diocesana di Brescia, Mano Fraterna. 

► I numeri della raccolta di abiti usati di Cauto e Caritas

Oggi

> Oltre 400 Contenitori gialli

> 7 Squadre di operatori al giorno, ciascuna composta da 2 persone

> 87 Comuni bresciani coperti dal servizio

Dal 1999 a oggi

> 15 mila tonnellate Indumenti recuperati

> 56 mila tonnellate CO2 non emessa

> 84 Posti di lavoro creati

> 45 Percorsi di inserimento lavorativo

> 134 Inserimenti lavorativi Mano fraterna di Caritas Diocesana di Brescia.

Giugno 2018

Articoli Correlati

Clima e povertà
Cause che generano effetti: i cambiamenti climatici costringono milioni di persone a...
Vola vola vola la fregata andrewsi
Originaria dell’Isola di Natale, è ad altissimo rischio d’estinzione a causa della...
Il castello di Punta Troia
La remota e selvaggia isola delle Egadi (TP) è la meta ideale per chi cerca una vacanza...
Il Re Leone
Un cammino di crescita e scoperta di sé "Il Re Leone" è un classico Disney del 1994,...