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UE concede altri 5 anni di glifosato. Italia contraria, ma non basta

UE concede altri 5 anni di glifosato Italia contraria, ma non basta

Il rinnovo dell’erbicida potenzialmente cancerogeno suscita clamore e rileva lobby internazionali ai quali i consumatori devono tenere testa

Altri cinque anni di glifosato, altri cinque anni di un erbicida che poco tempo fa è stato classificato come sostanza “probabilmente cancerogena” dallo IARC- l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

E questo “probabilmente” significa che è certamente tossico per gli animali - sono stati dimostrati effetti cancerogeni sui topi- mentre per gli esseri umani potrebbe esserlo, anche se non è ancora stata stabilita una correlazione certa tra erbicida e danni alla salute.

Molti Paesi, inclusa l’Italia, hanno deciso di ridurre o abolire progressivamente il glifosato, applicando il principio di precauzione, in attesa del verdetto dell’Unione Europea, che doveva pronunciarsi su un eventuale rinnovo del noto erbicida per altri dieci anni. La Commissione incaricata si è riunita il 27 novembre 2017 e ha votato.

Ebbene, il glifosato continuerà a essere commercializzato per altri cinque anni, rispetto ai dieci inizialmente proposti, e c’è chi pensa che sia stata anche una mossa politica, quella della riduzione da dieci a cinque anni, per invogliare i Paesi indecisi a votare a favore del rinnovo.

Ricerche, tra lobby e inchieste

Certo è che gli interessi economici coinvolti sono consistenti, basti pensare che il glifosato è l’erbicida più diffuso al mondo, anche perché molto economico; ma cerchiamo di capire più nel dettaglio quali potrebbero essere le conseguenze di questa decisione.

Il glifosato è ampiamente usato per proteggere le coltivazioni, i cui frutti poi finiscono sulle nostre tavole. C’è chi sostiene che è presente in minime quantità nei terreni, chi invece mette in guardia dal fatto che ne siamo costantemente esposti: un’indagine dell’ISPRA ha rilevato che tracce di glifosato si riscontrano tanto nelle acque superficiali quanto in quelle sotterranee.

A complicare ulteriormente il quadro è stato un rapporto dell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza ambientale), pubblicato nel 2015, che contraddiceva totalmente la ricerca IARC, affermando che l’incidenza tossica del glifosato sul corpo umano è improbabile.

Peccato però che, come hanno sostenuto alcune inchieste condotte dai giornali “La Stampa” in Italia e “The Guardian” nel Regno Unito, molte pagine del rapporto erano totalmente copiate dal dossier della Monsanto, il colosso americano che ha immesso il RoundUp nel mercato (questo il nome commerciale del glifosato) e che quindi aveva tutti gli interessi a mantenerlo in circolazione.

L’ultima parola però spetta ai consumatori

Quel che è certo è che questo controverso erbicida sulla cui tossicità si discute da tempo resterà ancora legale, con la probabilità che continui a danneggiare la salute umana.

Il caso della Germania, che si è pronunciata a favore, ha tra l’altro sollevato un polverone politico, dal momento che il ministro tedesco che ha votato a favore del glifosato pare aver tradito la linea politica della cancelliera Merkel, la quale propendeva per la messa al bando dell’erbicida.

Intanto da Slow Food arrivano le parole del presidente Carlo Petrini che non lasciano spazio all’interpretazione: «Una tragedia. Ci ritroveremo tra cinque anni a contare i danni del glifosato, in un contesto peggiorato dalle condizioni climatiche».

Anche AIAB- Associazione Italiana Agricoltura Biologica – insieme ad altre organizzazioni, da tempo si battono per bandire definitivamente il glifosato dal mercato, ma nel contempo sono attive per promuovere le coltivazioni biologiche a prescindere dalle leggi che regolano il settore.

Vedremo come si comporterà tra cinque anni l’UE; nel frattempo, alcuni Paesi, inclusa l’Italia, potrebbero autonomamente ridurre l’utilizzo di questo prodotto chimico; certamente dovranno essere i consumatori a decidere quali prodotti acquistare, se puntare cioè su quelli coltivati con pesticidi o fare affidamento a quei produttori che decidono di coltivare senza glifosato. Perché oltre alle istituzioni e alle aziende, a condizionare il mercato è anche il potere di scelta dei cittadini.

Lorenzo Dell'Onore

 

Rinnovo Glifosato - I VOTI

- Hanno votato a favore: Bulgaria, Rep. Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lettonia, Lituania, Ungheria, Olanda, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia, Regno Unito.

- Hanno votato contro: Belgio, Grecia, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Austria.

- Astenuti: Portogallo

Dicembre 2017

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