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Ecobonus 110%. Bello e impossibile

Ecobonus 110%

Per gli interventi di efficienza energetica o antisismici un bonus del 110%. Piccinini, Italia Solare: «Urgono modifiche, PMI delle rinnovabili a rischio blocco»

Ci hanno sempre insegnato a diffidare di chi promette qualcosa gratis senza voler nulla in cambio: eppure in questo caso è scritto nero su bianco nel Decreto Legge “Rilancio” del 19 maggio 2020, emanato dal Governo e contenente una serie di misure per far fronte alla grave crisi economica a seguito della pandemia di Covid-19. Tra le più attese sicuramente c’è l’Ecobonus 110%, che offre la possibilità di effettuare lavori di efficientamento energetico o antisismici sulla propria abitazione praticamente a costo zero. Anzi, se spendi 100 euro, lo Stato te ne restituisce addirittura 110, incredibile ma vero! 

L’obiettivo del Governo è duplice. Da un lato vuole incentivare e riattivare uno dei settori trainanti della nostra economia, quello dell'edilizia (si stima un giro d’affari legato al bonus casa pari a 29 miliardi di euro), dall’altro mira a riqualificare il patrimonio immobiliare rendendolo più sicuro e meno energivoro, a beneficio anche del nostro pianeta. Al momento si è in attesa dei decreti attuativi previsti entro la fine di giugno e delle direttive dell’Agenzia delle Entrate che regoleranno tutto l’iter.

Eppure anche in questo caso una certa attenzione è d’obbligo, perché non sempre le buone intenzioni si traducono facilmente in risultati concreti, come sottolineano molti addetti del settore, tra i quali Gianluigi Piccinini di Italia Solare che, come riportiamo a lato, trova nei troppi requisiti richiesti, e nella conseguente burocrazia necessaria, un elemento di blocco per il settore, anziché di incentivo.

Chi ne beneficia?

A stabilire i beneficiari della super detrazione è il comma 9 dell’articolo 119 del decreto Rilancio:

  • i condomini;
  • le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni, su unità immobiliari;
  • gli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti;
  • le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci;
  • I lavori sugli edifici unifamiliari rientrano nel bonus solo se adibiti a prima casa. Per quanto riguarda le seconde case, i lavori si possono fare gratis solo se fanno parte di un condominio.

In Parlamento si sta lavorando per includere tra i beneficiari del bonus anche le seconde case e gli alberghi e si sta valutando se estendere l’incentivo fino al 2022.

Requisiti e interventi ammessi

Due le aree di intervento. La prima è legata a lavori che garantiscano un risparmio energetico dell’immobile tale da consentire il miglioramento della classe energetica di almeno due classi (pena l’esclusione dall’incentivo). Il miglioramento va dimostrato con l’Attestato di Prestazione Energetica (Ape), rilasciato da un tecnico abilitato. Qualora non fosse possibile il “salto” di due classi energetiche, ne basta una, sempre riconosciuta tramite Ape. La seconda area d’intervento è rappresentata dal sismabonus e incentiva le opere per gli adeguamenti antisismici degli immobili. Tali interventi danno diritto anche a una detrazione del 90% sull’acquisto di una polizza assicurativa anticalamità. Inoltre, il sismabonus è stato potenziato dal punto di vista geografico: si potrà richiedere nelle zone 1, 2 e 3.

Opere indispensabili e contributi

Per poter accedere all’Ecobonus per i lavori di risparmio energetico è indispensabile eseguire almeno uno dei seguenti interventi:

  • cappotto termico, che deve interessare più del 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio, per una soglia massima di 60.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari dell’edificio. I materiali isolanti utilizzati dovranno rispettare i requisiti previsti dal decreto Ambiente dell’ottobre 2017;
  • interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A, a pompa di calore. Il tetto massimo di spesa è 30.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito;
  • interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici. La spesa massima è di 30.000 euro ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito.

I tre interventi indicati sopra sono quelli indispensabili per poter accedere al bonus del 110%. A questi si possono aggiungere altre opere che in automatico beneficiano anch’esse del bonus 110% e concorrono inoltre al miglioramento della classe energetica dell’immobile che ricordiamo deve tassativamente essere migliorata di almeno 2 classi. Questi interventi aggiuntivi incentivabili sono il montaggio di pannelli solari, il montaggio di accumulatori di energia collegati ai pannelli solari, gli interventi previsti dal vecchio ecobonus e la realizzazione delle colonnine per caricare le batterie delle auto elettriche.

Una grande opportunità?

Sicuramente l’Ecobonus 110% rappresenta una grande opportunità in un momento economicamente molto difficile per molte famiglie e per le imprese. Un’opportunità che, se colta, permetterà all’economia di ripartire e ai proprietari delle case di aumentare il valore dei propri immobili, di ridurre i consumi e i costi energetici e di conseguenza di ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera a favore dell’ambiente.

Marco Rossi

 

Ecobonus 110%: dettagli tecnici

Periodo e modalità 

Le spese coperte dall’Ecobonus saranno quelle sostenute per interventi tra il 1° luglio 2019 e il 31 dicembre 2021. Le modalità per ottenere l’Ecobonus sono tre. La prima è in detrazione nella dichiarazione dei redditi in 5 anni (rispetto ai 10 anni previsti dai precedenti incentivi). La seconda è con sconto in fattura da parte della ditta incaricata a eseguirei lavori. La terza è cedendo il credito a banca o assicurazioni.

Iter burocratico

L’iter burocratico per ottenere il maxi incentivo è abbastanza complesso. Per questo il consiglio è quello di affidarsi a professionisti e imprese strutturate e solide che siano in gradi di seguirvi passo passo anche e soprattutto nella fase burocratica, passaggio fondamentale per ottenere il bonus.

Serve il via libera del condominio per i lavori sulle parti comuni. Parimenti, sarà necessario attendere l’avvio delle procedure dell’Agenzia delle Entrate per richiedere il visto di conformità che commercialisti e CAF dovranno rilasciare per poter procedere con la richiesta del bonus e la cessione del credito. Serve poi l’Attestato di Prestazione Energetica, rilasciato da un tecnico abilitato, per certificare che i lavori porterebbero un miglioramento di due classi energetiche (o la più alta raggiungibile).

Questo “salto” energetico va certificato prima e dopo i lavori, e solo da professionisti abilitati e iscritti all’albo.

Bisognerà poi comunicare i dati degli interventi esclusivamente in via telematica secondo quanto disposto con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, con cui verranno definite le modalità attuative, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. Infine bisognerà fare comunicazione all’ENEA.

 

Italia Solare: “Non è tutto oro quel che luccica”

Troppo bello per essere vero! E difatti, il passo tra le intenzioni e la realtà è tutt’altro che scontato.

Al di là degli obiettivi, il punto sono le conseguenze concrete delle agevolazioni messe in campo per rilanciare l’edilizia sostenibile. A sollevare il problema è l'associazione nazionale Italia Solare, nelle parole di Gianluigi Piccinini, membro del suo direttivo, che in occasione del lancio dell’Ecobonus 110% ha sottolineato la necessità di fare la quadra tra provvedimenti governativi e realtà del mercato nel settore dell'energia green. 

«Urgono modifiche all'Ecobonus così strutturato perché si rischia in questo modo di bloccare il mercato alle piccole e medie aziende attive nel settore – commenta infatti Piccinini, titolare dell'azienda Ressolar che ha iniziato a occuparsi del settore quando ancora di sostenibilità in campo energetico si parlava poco -. Tutti i possibili clienti che avevano in programma di mettere in campo un intervento di efficientamento energetico ora si sono fermati in attesa dei decreti attuativi, che detteranno le nuove regole per accedere agli incentivi. Dopodiché prima di effettuare i lavori occorrerà procedere a espletare prima tutte le fasi burocratiche, impegnative, costose anch’esse, senza avere la garanzia di rientrare nei criteri piuttosto stringenti dell’agevolazione. Un bonus meno accattivante ma più snello ed efficace forse non porterebbe al risultato attuale: un mercato fermo. E a farne le spese sono le aziende medie e piccole che lavorano nel settore delle rinnovabili».

Luglio 2020

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