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Ecofemminismo. Una sfida alla complessità

Ecofemminismo. Una sfida alla complessità

A Bergamo un ciclo di incontri dedicati al tema. La scrittrice Laura Cima: «dalle donne la spinta per una nuova ecologia»

Un mondo a misura di donne e a misura di ambiente: utopia? Illusione? Oppure necessità imperante per riuscire a costruire insieme un futuro possibile e vivibile? E ancora, è davvero possibile oggi parlare di ambiente senza parlare di femminismo, e in che modo le due battaglie – quella per il pianeta e quella per la parità di genere – si intersecano e affiancano?

È a partire da queste domande che si è strutturato il ciclo di incontri “L’ecofemminismo e il mondo.

Perché lottando per l’ambiente non si può fare a meno del femminismo”, organizzato da Legambiente Bergamo, l’associazione Donne per Bergamo – Bergamo per le Donne, Politeia – laboratorio Donne e Politica e da La Città delle Mille e con il patrocinio del Comune di Bergamo e della Consigliera per le pari opportunità della Provincia di Bergamo.

Quattro incontri in totale tra febbraio e marzo, ciascuno organizzato e gestito da una delle associazioni coordinanti, per approfondire il tema da diversi punti di vista - storico, sociale, comunicativo – grazie al contributo di attiviste, studiose, ricercatrici, giornaliste attive proprio sulle questioni ambientali, sulla parità di genere e sulle connessione tra questi due mondi.

Perché, hanno spiegato le organizzatrici del ciclo di appuntamenti al primo incontro, «l'allarme attorno all'emergenza climatica ha riportato in auge un termine, “ecofemminismo” appunto, che è stato coniato già negli anni Settanta e che oggi viene riconsiderato alla luce del fatto che le dinamiche di rapina della risorse globali attengono alle stesse dinamiche oppressive messe in atto per secoli sulle donne: sfruttamento, appropriazione, profitto senza limiti di cui beneficia una parte minima dell'umanità... Combattere l'uno significa combattere anche l'altro».

Una “rivoluzione necessaria”

Ed è proprio sulle dinamiche storiche e sullo sviluppo del movimento - a cavallo tra politica e attivismo, tra piazze e istituzioni – che si è concentrato il primo dei quattro appuntamenti, sabato 15 febbraio, dal titolo “L'ecofemminismo: storia di una rivoluzione necessaria.

Proposte di pratiche concrete”, con la partecipazione dell'attivista, politica e scrittrice Laura Cima. Torinese, laureatasi in filosofia con specializzazione sociologica e attiva già nei primi movimenti femministi in Italia negli anni Settanta, Laura Cima ha aderito convintamente al movimento antinucleare e al partito dei verdi, impegnandosi in prima linea nelle politiche ecologiste e in quelle di parità: nel corso della sua carriera politica, è stata parte della Commissione per la Parità tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e responsabile del gruppo Istituzioni e Riforme e successivamente consigliera, assessore con delega all'ambiente e poi vicesindaco nel comune di Moncalieri (Piemonte) e consigliera di parità nella provincia di Torino.

«La sfida della complessità – ha spiegato Laura Cima nel corso dell'incontro del 15 febbraio scorso – è il punto cardine sia dell'ecologia che del femminismo, è ciò che li lega». L'attivista ha ripercorso la strada, spesso frammentata e accidentata, che ha portato alla costruzione anche in Italia di una coscienza ecofemminista, sottolineando come spesso nel mondo i contributi a questa spinta siano arrivati dai paesi più poveri: «Da tempo elaborazioni femministe hanno messo radicalmente in discussione il progetto di dominio sulla natura verso cui sono orientate la scienza e la tecnologia a partire dall’Ottocento – ha spiegato -. Molti contributi di questa “controcultura” sono venuti dalle donne del Sud del mondo, da Vandana Shiva, Arundathi Roy, Bina Agarwal in India a Wangari Maathai, Shanysa Khasiani e Esther I. Njiro in Africa». Tuttavia, ha evidenziato l'attivista, sebbene l'ecofemminismo in Italia abbia contribuito a cambiare molto i comportamenti quotidiani in ottica sostenibile, d'altro canto «dal lato della rappresentanza istituzionale non è facile rintracciare una continuità di percorsi collettivi di donne impegnate nell’ecologia politica che abbiano contaminato le istituzioni fino ad oggi». Una strada aperta, quindi, che si è lasciata alle spalle l'attivismo ecologico post-Chernobyl e oggi deve necessariamente rivendicare nuovi spazi di azione concreta. Secondo Cima, questo sta già avvenendo, anche grazie all'apporto di giovani donne come Greta Thunberg. «L'ecofemminismo – ha concluso – è oggi più che mai una rivoluzione necessaria. Per tutti e tutte».

Per info e aggiornamenti sui prossimi incontri:

www.legambientebergamasca.it/ecofemminismo/

Erica Balduzzi

Marzo 2020

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