Uno studio mostra perché investire nella green economy arricchisce famiglie, imprese e il sistema-Paese
Spesso la transizione ecologica viene raccontata come un costo inevitabile, un sacrificio economico necessario per salvare il pianeta dai peggiori scenari climatici. Eppure, la realtà dei dati ci impone un rovesciamento di prospettiva: investire nelle reti, nelle fonti rinnovabili, nel ciclo idrico e nell’economia circolare è, prima di tutto, un affare conveniente e strategico. Con la chiusura della stagione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nel giugno 2026, l’Italia non si trova davanti a un baratro, ma di fronte a un’opportunità di politica industriale per mettere in sicurezza il proprio futuro.
La bussola per orientarci in questa nuova fase emerge con chiarezza dal Position Paper "Investire per competere", realizzato da A2A e TEHA Group e presentato al Forum di Cernobbio. I numeri mostrano che le aziende del comparto Energy & Utility sono pronte ad attivare investimenti privati strutturali per 315 miliardi di euro entro il 2035, fino ad arrivare a 825 miliardi entro il 2050. Parliamo di circa 33 miliardi di euro all'anno che possono essere mobilitati per la modernizzazione del Paese, senza ricorrere ad alcun aumento del debito pubblico nazionale.
Sicurezza geopolitica e autonomia nazionale
Il primo, fondamentale vantaggio di questo cambio di paradigma riguarda l'indipendenza del nostro sistema-Paese. La cronaca recente ci ha mostrato il prezzo altissimo di una dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili, del biometano e delle infrastrutture elettriche, l'Italia può compiere un balzo in avanti storico, portando la propria autonomia energetica dall'attuale 26% fino a un rassicurante 81% nel 2050. Questo significa disinnescare l'esposizione cronica della nostra nazione alla volatilità dei mercati internazionali e alle tensioni geopolitiche. Non meno rilevante è l'impatto sul clima: queste risorse favorirebbero un taglio delle emissioni di CO2 del 36% al 2050, evitando ben 31 miliardi di euro di costi sociali legati alle emissioni di carbonio.
I vantaggi per i bilanci familiari
Se a livello macroeconomico ogni euro investito genera un ritorno superiore a 4 volte il valore iniziale, è guardando all'economia reale di famiglie e imprese che la transizione ecologica mostra tutta la sua forza propositiva. L'efficientamento e l'elettrificazione progressiva dei consumi si traducono in soluzioni pratiche e risparmi tangibili.
Una famiglia media potrebbe abbattere la propria spesa energetica fino al 29%, arrivando a risparmiare anche 1.000 euro all'anno rispetto a oggi.
Un beneficio vitale per proteggere il potere d'acquisto dei cittadini. Parallelamente, il sistema industriale godrebbe di una sostanziale riduzione del costo dell’elettricità, trainata dalla quota crescente di rinnovabili: per le nostre imprese si stima un risparmio cumulato di circa 80 miliardi di euro al 2050. Se reinvestite nel tessuto produttivo, queste risorse potrebbero sbloccare fino a 260 miliardi di euro di valore aggiunto per la nazione. A chiudere il cerchio della sostenibilità vi sono gli investimenti sull'economia circolare, che consentirebbero l'azzeramento dei rifiuti urbani in discarica (con 500 milioni di risparmi di smaltimento) e la modernizzazione della rete idrica, evitandoci fino a 1,5 miliardi di sanzioni europee.
I top manager confermano
Le voci dei vertici coinvolti confermano che gli strumenti per agire sono già a nostra disposizione. Roberto Tasca, Presidente del Gruppo A2A, inquadra il momento storico oltre il mero assistenzialismo: «Giugno 2026 non ha segnato solo la fine del Pnrr, ma l'inizio di una prova di maturità per il nostro Paese, la cui sfida non è tornare a crescere, ma scegliere come farlo». Sulla stessa linea pragmatica interviene Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di A2A: «Il Paese ha già una leva concreta: la capacità di investimento del settore Energy & Utility, una piattaforma industriale unica, capace di generare valore economico, ambientale e sociale». A ribadire l'estensione capillare di questi vantaggi è Lorenzo Tavazzi, Senior Partner di TEHA Group: «Oltre agli stimoli alla crescita economica, gli investimenti nel settore Energy & Utility sarebbero in grado di generare benefici concreti e diffusi per cittadini, imprese e territori».
























































