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Mondo latte e non solo

Mondo latte e non solo

Perché l’allevatore riceve 33 centesimi per ogni litro di latte che il consumatore paga fino a 1,50 euro?

Secondo appuntamento per questo spazio fisso di informazione e approfondimento sui tanti aspetti che ruotano attorno al mondo del latte, dei prodotti caseari, dei produttori e del suo importante indotto economico e, non da ultimo, del suo rilevante impatto sull’ambiente e sulla sostenibilità del nostro pianeta.

Ad aiutarci in questa disamina sarà Bortolo Ghislotti, da sempre impegnato e attento osservatore di questo settore, sia per tradizione familiare che come titolare della IRIM srl di Ghisalba, azienda produttrice di impianti di mungitura e attrezzature per il trattamento e la conservazione del latte.

Ho comprato 1 litro di latte UHT a lunga conservazione, parzialmente scremato, a 1,15 euro. L’ho pagato più del solito perché mi sono orientato verso una confezione con marchio “100% italiano” con tanto di tricolore. Ho fatto bene?

Ovviamente hai fatto bene, ed è la scelta più giusta che un consumatore può fare quella di consumare prodotti 100% italiani. Hai scelto la qualità e in più sostieni le produzioni del territorio. Quello che però non torna è che a fronte di quell’1,15 euro, l’allevatore oggi dall’industria viene pagato 33 centesimi al litro, quando i suoi costi di produzione sono nettamente superiori.

Ma allora come fa a stare in piedi un’azienda?

Oggi gli allevamenti sono seriamente a rischio di chiusura, ma quello che più preoccupa è che a queste condizioni le aziende non riescono a tenersi aggiornate ed efficienti e quindi a rimanere competitive in futuro. Non è solo una questione occupazionale o economica: se i nostri allevatori chiudono le stalle, viene a mancare il produttore e se manca il produttore manca chi garantisce il prodotto e la sua origine.

Ma da quanti anni c’è questa situazione?

L’emergenza del prezzo del latte è una questione di inizio 2015. Pensa che l’anno scorso mediamente l’allevatore percepiva 42 centesimi al litro e questo garantiva il funzionamento delle aziende produttrici di latte.

Il prezzo pagato all’allevatore è volatile negli anni: da 42 a 33 centesimi è circa il 20% in meno in un anno, ma tu questo calo dei prezzi da consumatore l’hai notato?

Effettivamente no, anzi mi sembra che i prezzi del latte siano sempre all’incirca gli stessi.

Difatti i prezzi al consumatore sono sempre più o meno gli stessi. Il produttore di latte, il primo e fondamentale anello della catena, in definitiva è colui che certifica la qualità e l’origine del latte. In questa situazione sta però percependo il 20% in meno rispetto allo scorso anno, mentre il consumatore non risparmia nulla dal minor costo della materia prima.

Questo è un chiaro segnale che la filiera non ha un giusto equilibro. La stabilità dei prezzi finali al consumo non si traduce in stabilità dei componenti della filiera.

Quindi se tu pensi che il maggior costo del tuo litro di latte 100% italiano vada a salvaguardare i produttori e il territorio italiano, in realtà ad oggi non è così, perché quel maggior prezzo non ricade su tutte le componenti della filiera.

Ci sono altri esempi o segnali?

Sì ce ne sono tanti di segnali. Un altro esempio eclatante sono le vendite all’estero.

Il made in Italy è ovunque molto apprezzato perché riconoscono che la materia prima e la qualità degli allevamenti e delle aziende è sicuramente elevata e maggiore degli altri Stati.

Per questo all’estero anche il latte e i formaggi italiani vengono comprati a prezzi più alti. Ma nemmeno questo maggior valore (e guadagno) ricade sul produttore iniziale, nonostante sia lui a garantire la materia prima di qualità, spesso assumendosi l’onere di maggiori costi di produzione per migliori standard, maggiori controlli, maggiori investimenti, etc.

A questo punto mi chiedo: come viene stabilito il prezzo del latte da pagare agli allevatori?

Oggi il prezzo alla stalla viene definito da una trattativa con l’industria che trasforma il latte e lo confeziona. Quest’anno il valore è stato indicizzato basandosi sul valore del latte alla stalla in Germania, dove i costi di produzione sono nettamente inferiori.

In Germania però anche il tuo litro di latte al supermercato l’avresti pagato solo 80 centesimi: il che indica una filiera proporzionata, diversamente dalla nostra.

Ma come se ne esce se la grande industria di trasformazione, essendo in un mercato libero, fa riferimento a prezzi europei?

Bisogna salvaguardare la diversità del latte e dei prodotti lattiero caseari italiani. Ci sono già le Dop i cui disciplinari obbligano a usare latte italiano, ma c’è tanta “italianità” -nel senso di prodotti italiani garantiti dalla nostra indiscutibile tradizione di qualità- che non ha un marchio Dop che però ha un valore aggiunto nelle vendite.

Ma come dicevamo questo valore aggiunto non è corrisposto a chi la materia prima di qualità si impegna a produrla.

E come tutelare queste produzioni italiane non a marchio Dop?

Solo da qualche mese è stata approvata una legge che prevede l’indicizzazione di un prezzo minimo di riferimento al produttore stabilito in concertazione tra produttori, trasformatori, distributori e consumatori.

In questo modo si è obbligati a tener conto dei costi di produzione del latte e ciò garantirebbe tutta la filiera compreso il primo anello, mentre ora la possibilità di lavorare a un prezzo adeguato è osteggiata dai componenti della filiera stessa, sicuramente non dal consumatore che come nel tuo caso è disposto a spendere qualcosa in più in cambio di garanzia di qualità e origine del prodotto.

Mi auguro vivamente che questa legge venga applicata il prima possibile, perché solo così anche la filiera sarà equilibrata. Purtroppo però la situazione è molto più complessa, dopo l’applicazione di questa legge, che sarebbe già un grande passo avanti, dovremo fare altri step importanti.

Uno su tutti è quello di rendere l’etichetta trasparente e veramente informativa sull’origine del prodotto. Questo e molti altri elementi saranno infatti i temi di cui parleremo nelle prossime interviste della rubrica.

Diego Moratti

Novembre 2015

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