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Quando la responsabilità civile supera le frontiere

Quando la responsabilità civile supera le frontiere

Gli interventi degli operatori di Medici Senza Frontiere a tutela del diritto all’assistenza medica. Una testimonianza da Bergamo

Guerre, miseria, fame, epidemie, sono solo alcune delle ragioni che spingono ogni giorno centinaia di migliaia di persone ad abbandonare la propria terra con poche certezze e molte speranze. Interessi economici, politiche del profitto, sfruttamento delle risorse sono l’altro lato della stessa medaglia.

Diverse prospettive, lo stesso risultato; e mentre ci si arrovella sul diritto che hanno di viaggiare e sul nostro dovere di intervenire c’è chi, senza perdersi in discorsi retorici e banali agisce, perché sa cos’è giusto fare a prescindere dalle cause o dai nomi.

Sono realtà come Medici Senza Frontiere, professionisti che hanno scelto di intervenire nel momento del bisogno solo perché è giusto farlo. MSF è un’organizzazione internazionale che si prefigge lo scopo di portare soccorso sanitario e assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito.

L’emergenza del momento è sicuramente l’immigrazione: al 1 settembre, il numero di persone sbarcate in Italia è di 115.540, mentre il numero totale di persone arrivate in Europa via mare è di 322.500. Le principali regioni italiane coinvolte sono Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Sardegna, Liguria.

Tra le nazionalità d’origine: Eritrea, Nigeria, Sudan. Da maggio 2015, MSF ha lanciato per la prima volta operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo con le navi MY Phoenix (in collaborazione con il MOAS), Bourbon Argos e Dignity I. Un’operazione decisa in via straordinaria per far fronte al drammatico aumento di persone recuperate -e decedute- quest’anno nel Mediterraneo. Le tre navi hanno soccorso ad oggi più di 16.000 persone.

Una voce del Gruppo Bergamo

«Un agosto in mezzo al mare. Non ho dovuto andar molto lontano stavolta; sento vicino il fenomeno sia geograficamente sia per la responsabilità in quanto cittadina italiana».

Gaia Cortinovis, operatrice di Msf gruppo Bergamo, è un’infermiera originaria della Valle Imagna che, dopo un’esperienza in Congo e in Sudan, ha lavorato sulla Bourbon Argos e racconta così la sua esperienza: «Sulla nave ho imparato che ciascuno ha un passato, una vita, unica come reputo sia la mia, e ognuno cerca di proteggerla fino alla morte. Per questo porto rispetto a chi decide di fuggire da una situazione difficile; una madre non attraverserebbe il mare su una barca in plastica con un figlio in braccio se non fosse disperata.

Chi ho avuto la fortuna di conoscere sulla nave era davvero un sopravvissuto. Capisco perché fuggono.

Ho ascoltato storie di violenza senza controllo, di schiavismo nella vicina Libia dove le armi circolano come fossero caramelle, facilmente in vendita e alla portata dei bambini.

Rispetto il coraggio di chi sceglie di cambiare la propria vita in meglio, è dentro ognuno di noi, e chi ce la fa è un eroe. Vedendo e ascoltando ho capito; ho capito che le cose vere della vita non si imparano, si incontrano.

Ora sono in Belgio, anch’io ho deciso di emigrare, è stato facile: un pezzo di carta apre le porte dell’aeroporto. Ma la mia causa non è vitale».

Cosa è possibile fare?

Ci si sente impotenti di fronte a certi dati e in parte lo siamo davvero, ma quello che realtà come MSF ci insegnano è che tutti siamo coinvolti e, se da un lato iniziassimo a pensare a quanto le nostre azioni quotidiane influenzino i mercati economici, potremmo iniziare a fare scelte più consapevoli sentendoci partecipi di quanto accade intorno a noi; se poi decidessimo di sostenere quelle realtà come Medici Senza Frontiere che già da tempo operano sul campo, saremmo parte attiva del cambiamento.

Il gruppo Bergamo (info.bergamo@rome.msf.org), di cui Gaia Cortinovis fa parte, è attivo da più di 10 anni su tutti i progetti MSF ed è composto esclusivamente da volontari, sempre alla ricerca di collaborazioni e sostegno. Molti già lavorano nell’ambito sanitario, prevalentemente medici e infermieri, accomunati dalla voglia di dedicare parte del loro tempo libero a MSF.

Alle persone in fuga Medici Senza Frontiere (MSF) ha dedicato la campagna #Milionidipassi (www.milionidipassi.it), con un appello all’opinione pubblica e ai governi perché sia restituita umanità al tema delle migrazioni forzate e venga garantito il diritto di tutti ad avere salva la vita.

Elisa Troiani

Foto di Gaia Cortinovis e della Bourbon Argos

Ottobre 2015

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