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Rapporto Greenitaly 2019. Record di eco-investimenti

Incidenza percentuale delle imprese  manifatturiere che hanno effettuato  eco-investimenti nel periodo 2015–2018 e/o investiranno nel 2019 in prodotti e tecnologie green sul totale delle imprese, per comparto di attività  Fonte: Unioncamere

Il decimo studio della Fondazione Symbola e di Unioncamere racconta un'Italia sempre più verde: l'anno scorso 3,1 milioni di green jobs

La strada verso il futuro dell'impresa italiana corre lungo il percorso della green economy: è verde la risposta alla crisi, sono verdi gli investimenti, può essere sempre più verde il mondo del lavoro. Utopia?

Parrebbe di no, almeno stando ai risultati del decimo rapporto Greenitaly 2019, promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere - in collaborazione con Conai, Ecopneus e Novamont, con la partnership di Si.Camera e Ecocerved e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – che misura e pesa la forza della green economy nazionale: secondo lo studio, infatti, l'economia attenta all'ambiente è stata in questi ultimi anni la migliore risposta alla crisi, ha prodotto lavoro, sostenuto la coesione delle comunità e valorizzato i territori.

A dimostrarlo sono i numeri: nel periodo 2015-2018 oltre 432mila imprese italiane dell'industria e dei servizi con dipendenti – pari al 31,2% dell'intera imprenditoria extra-agricola - hanno investito in prodotti e tecnologie green per ridurre il proprio impatto ambientale, contenere le emissioni di CO2 e risparmiare energia. Sono poi state 300mila le aziende che, soltanto quest'anno, hanno investito su sostenibilità ed efficienza: un record assoluto da dieci anni a questa parte. Insomma, una vera e propria accelerata che investe tutti i settori, a testimonianza del fatto che la questione ambientale non riguarda più solo una ristretta cerchia di interessati catastrofisti: al contrario, è diventata prioritaria anche sul piano imprenditoriale.

Italia come apripista

«La generazione Greta ha bisogno di risposte più che di carezze. Molto sta cambiando anche se troppo lentamente – ha affermato Ermete Realacci, presidente della Fodnazione Symbola, durante la presentazione di Greenitaly 2019 a Roma -. Quando 10 anni fa pubblicavamo il primo GreenItaly, nel mondo c’erano 25 GW di fotovoltaico installato: oggi i GW sono diventati 660. La tecnologia ha compiuto enormi progressi e in questi 10 anni il costo dell’elettricità da fotovoltaico, dice l’Unep, è crollato dell’81%, e quello dell’eolico del 46%.

È già oggi in campo un’economia più sostenibile e a misura d’uomo che mette insieme innovazione e qualità con valori e coesione sociale; ricerca e tecnologia con design e bellezza, industria 4.0 e antichi saperi». Un modello produttivo e sociale in cui l'Italia, secondo Realacci, può fare strada a livello internazionale: «Già oggi l’Italia è la superpotenza europea nell’economia circolare, con il 79% di rifiuti totali avviati a riciclo e presenta un’incidenza ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei: la Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%. La green economy italiana è la frontiera più avanzata per cogliere queste opportunità.

È un’Italia che fa l’Italia, che non perde la propria anima ed è insieme innovativa e in grado di affrontare le sfide del futuro, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno».

Un trend positivo che, come ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, si traduce in una maggiore produttività e competitività, così come in una crescente capacità di innovazione e di export: «Un dato interessante – ha aggiunto Tripoli - è che a questa accelerazione stanno contribuendo molto anche le imprese dei giovani under 35, che, nella metà dei casi, hanno puntato sulla green economy.

Nei prossimi 5 anni, l’economia circolare e sostenibile offrirà una opportunità di lavoro su 5 sia nel settore privato, sia in quello pubblico. Insomma, la svolta dell’economia italiana verso la sostenibilità e l’ambiente è in pieno svolgimento e l’Italia è in anticipo rispetto alle altre economie europee».

I dati del rapporto

Il rapporto Greenitaly 2019 ha rilevato come le imprese della green economy abbiano un dinamismo sui mercati esteri ben superiore al resto del sistema produttivo italiano (il 51% delle imprese manifatturiere che hanno messo in campo eco-investimenti hanno visto crescere il loro export, contro il 38% di quelle che non hanno investito) e come siano maggiormente predisposte all'innovazione.

Ma ha anche evidenziato il boom nel numero dei green jobs nel nostro paese: nel 2018, ha superato i 3 milioni, cioè il 13,4% del totale dell'occupazione complessiva, con un incremento del +3,4% rispetto allo 0,5% delle altre figure professionali.

Secondo il rapporto, inoltre, la green economy è fortemente influenzata dalla questione anagrafica, in quanto la spinta del settore manifatturiero verso la sostenibilità ambientale parte soprattutto da giovani imprenditori: il 47% delle imprese guidate da under 35 ha infatti messo in campo eco-investimenti, contro il 23% di quelle over 35.

Non solo: economia verde fa anche rima con cura e coesione sociale, dal momento che il 56% delle imprese green investono nel benessere dei propri dipendenti e si relaziona con gli altri attori del territorio, come altre aziende, stakeholder o organizzazioni no profit, percentuale che scende al 48% nel caso delle imprese che non investono nel green.

Leader verde in Europa

Il rapporto ha poi analizzato l'impatto complessivo delle aziende green all'interno del sistema produttivo nazionale: ciò che è emerso, è che esse hanno portato l'Italia verso un ruolo di leadership europea per quanto concerne le performance ambientali.

A titolo di esempio, l'Italia è il paese europeo più efficiente nella riduzione dei rifiuti - le nostre imprese ne producono 43,2 tonnellate per milione di euro, a differenza di Spagna (54,7), Gran Bretagna (63,7), Germania (67,4) e Francia (77,4) – e uno dei migliori per quanto riguarda le emissioni di gas climalteranti: con 97,3 tonnellate di CO2 equivalenti ogni milione di euro, siamo terzi dopo Francia (80,9 tonnellate) e Regno Unito (95,1 tonnellate). Ancora, l'Italia è il paese dei brevetti green (3500 in tutto il paese, il 10% dei brevetti europei), con un aumento del 22% nel periodo 2006-2015, ed è il terzo paese al mondo – dopo Cina e Giappone – per numero di certificazioni ISO 14001.

Erica Balduzzi

 
La geografia italiana delle imprese green

La regione italiana dove nel periodo 2015-2018 si è concentrato il maggior numero di imprese che hanno effettuato eco-investimenti è la Lombardia (circa 78mila imprese, pari al 18% del totale nazionale. Seguono il Veneto con 43mila unità (pari al 9,9% italiano) e il Lazio, le cui aziende eco-investitrici sono oltre 40mila (9,3% del dato italiano).

A livello provinciale, in termini assoluti, guidano la graduatoria Milano e Roma (insieme, le due province raccolgono il 14,2% delle imprese che fanno investimento green in Italia), mentre in terza posizione troviamo Napoli, seguito dalle province di Torino, Bari e Brescia.

Gennaio 2020

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