Sintesi e senso della missione civile di 110 persone in visita in Ucraina per testimoniare vicinanza, ascolto e relazioni concrete tra popolazioni civili
Il rettore dell'Università di Beketov, Prof. Ihor Biletsky, ci accoglie con queste parole che danno il senso di ciò che abbiamo vissuto: "Mi sono chiesto perché siete venuti in questa città così vicina al fronte mettendo a rischio la vostra vita. La guerra è un male assoluto, ma c'è una cosa più brutta della guerra ed è l'indifferenza. Voi ricordate a noi che esiste un mondo che non è rimasto indifferente e la vostra presenza ci fa sperare che possiamo vincere questo male”.
Ma riavvolgiamo il nastro.
Viaggiatori leggeri nel segno di Alex Langer
Primo ottobre 2025, parte la missione organizzata dalla rete-progetto Mean (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta). Presenti associazioni e sindaci da tutta Italia, con un duplice obiettivo: sostenere, insieme alla società civile ucraina, la proposta dei corpi civili di pace europei e rendere reale fin d’ora, con i nostri corpi, lo spirito di questo progetto. Attorno all’Ucraina abbiamo parlato tanto, ma sentivo il bisogno di vivere un pacifismo capace di fare i conti fino in fondo con le persone in carne ed ossa e con la loro quotidianità, anche se per pochi giorni. Questa è l’esigenza morale e politica che mi ha mosso.
Kiev, per non sentirsi soli
Secondo giorno. In treno attraversiamo campi e foreste. Sono i paesaggi di “Ogni cosa è illuminata” di Safran Foer e il senso del viaggio si comprende nel viaggio stesso. Immaginiamo di vivere in un Paese in guerra: oltre la paura, il senso di abbandono. Vedere qualcuno che sceglie di condividere le nostre paure e le nostre sofferenze, anche per poco, ci farebbe sentire meno soli e più ascoltati. Ci farebbe sentire comunità, di europei.
Stanotte abbiamo preso il treno e attraversato la frontiera. Ci hanno fatto scaricare l’app per gli allarmi droni e missili. Quando suona, bisogna cercare un rifugio. Alla frontiera a chiederci documenti e passaporti sono solo donne. Gli uomini tra i 25 e i 60 anni hanno la leva obbligatoria. Qui sono stati distrutti in tre anni 3.000 edifici, molti dei quali sono stati già ricostruiti. Si parla di 4.000 morti civili solo in questa città. A Kiev abbiamo incontrato il Nunzio della Santa Sede, Visvaldas Kulbokas, con il quale siamo stati in piazza Maidan. Appena usciti dalla stazione, come ogni mattina alle ore 9, tutti si sono fermati e si sono alzati in piedi, per le strade o nei negozi, per un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Un gesto potentissimo e commovente.
Piazza Maidan ti toglie il fiato. Ogni nastro un nome, ogni nome una foto, ogni foto un lutto. E i piccoli drappi gialloblù sono aumentati giorno dopo giorno a perdita d’occhio. Maidan vuol dire piazza, ma dal 2013 significa dignità; per i ragazzi della rivoluzione Euromaidan più di tutto vuol dire “libertà” e il sogno dell’Europa.
Kharkiv. Bravery and bombs. Dalla parte delle vittime
Terzo giorno. Per la notte ci viene chiesto di spegnere ogni dato del telefono per ragioni di sicurezza e per evitare il rischio di essere geolocalizzati e colpiti. Kharkiv è stata bombardata proprio ieri notte con quattro bombe plananti da 1500 kg, 49 droni e alcuni missili balistici. Il coprifuoco è tassativo. Se giri dopo le 23 vieni arrestato. Ma questa è anche la città delle 33 università, dei 7 teatri, dei movimenti studenteschi, cuore culturale del Paese, realtà multietnica. Kharkiv è l’ex capitale ucraina, all’interno di una regione che ha sofferto tantissimo: violenze, fosse comuni, 21 camere di tortura scoperte. Sono 2994 gli attacchi dall’inizio dell’anno, 2835 le vittime a cui abbiamo reso omaggio nell’immenso cimitero con le bandiere gialloblù, 3000 le mine lasciate lungo i 600mila ettari di campi a violentare anche l’economia agricola e la possibilità di produrre cibo. Serviranno tremila anni per rimuoverle. Se non ne avete sentito parlare, è anche perché la propaganda filorussa arriva anche sui media italiani, con le distorsioni o col silenzio.
Difficile dormire con l’app per gli attacchi dei droni che suona continuamente, così come gli allarmi antiaerei della città. Bisogna scendere le scale e andare nel rifugio. Stanotte è successo sette volte. Nella regione sono arrivati 46 droni e 13 missili. È una violenza psicologica che può schiacciarti. In mezzo a questo, le luci e le bellezze. Perché ogni cosa è comunque illuminata. Le chiese armene, cattoliche, greche e ortodosse diventate rifugi nei giorni più difficili e che continuano a dispensare aiuti, oggi anche a noi, con the caldo e biscotti. L’opera della Caritas e delle altre Ong. Lo spettacolo della filarmonica nazionale al quale abbiamo fatto da pubblico dopo anni di piccoli concerti esclusivamente nei sotterranei. I ragazzi che ridono ad alta voce nel bar qui accanto fino all’ultimo minuto utile prima di rientrare. E poi i Sindaci dei paesi e delle città, con i quali abbiamo cominciato a conoscerci e lavorare per capire come poter essere utili, oggi e domani.
I Sindaci della resistenza
Quarto giorno. La sensazione di sollievo nel lasciare Kharkiv lascia l’amaro in bocca e dura poco. L’incontro con i Sindaci sui progetti di collaborazione è stato intenso. Salutarli non è stato facile. Ci siamo abbracciati. I Sindaci ucraini sono uno dei simboli della resistenza civile. I primi ad essere contattati dai russi quando il paese è stato invaso: o si vendevano o venivano braccati, e il loro paese distrutto. Quando il treno è partito sono subito arrivate le immagini delle bombe sulla stazione ferroviaria di Shostka, nella regione di Sumy: a tre ore da qui, su un treno come il nostro, civili come noi. È la guerra terroristica di Putin contro gli ucraini, contro la loro cultura, contro la loro lingua. A Kharkiv per molto tempo hanno bombardato le case editrici per evitare che stampassero i libri in ucraino. Con i Sindaci abbiamo parlato soprattutto dei bambini che studiano sottoterra, che prima hanno vissuto il Covid e ora la guerra. È con loro che vorremmo partire nel costruire un’amicizia tra le nostre comunità, invitandoli a scriversi reciprocamente, per poi ospitarli in Italia, sperando un giorno di poter ricambiare la visita.
L’Europa dei popoli
Ultimo giorno. Un lungo applauso liberatorio e la compagnia dei 110 si scioglie, dopo una notte di terrore, fermi alla stazione di Leopoli con le bombe russe che cadevano a poche centinaia di metri e la contraerea che sparava a raffica. La semplice verità l’ha detta un Sindaco dell’oblast di Kharkiv: “abbiamo scelto l’Europa e il nostro vicino non ce l’ha perdonata, per questo ci ha invaso e ci sta uccidendo”. Rientrando in Ue dalla Polonia, stamattina nessuno ha pensato “siamo entrati in Polonia, paese ancora lontano da casa, ma tutti abbiamo pensato che siamo entrati in Europa, siamo arrivati a casa”.
Lavoriamo dal basso per generare una società civile europea. I corpi civili di Pace europei lanciati da Alex Langer trent’anni fa sono la proposta politica che abbiamo avanzato insieme agli ucraini. E insieme a questo, serve procedere sulla strada della cooperazione rafforzata e sulla difesa comune europea, a sostegno dei valori e del diritto internazionale, cosa ben diversa dal riarmo nazionale per gli interessi dei singoli Stati.
Matteo Rossi
Sindaco di Bonate Sopra
















































