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Oltre lo specchio con Michelangelo Pistoletto

Oltre lo specchio con Michelangelo Pistoletto

La mostra in GAMeC a Bergamo fino al 15 gennaio 2017

Tra le mostre in corso in Lombardia e dintorni nei prossimi mesi, diverse sono degne di nota. Questo mese abbiamo scelto di approfondire l’esposizione che la GAMeC di Bergamo dedica a Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) perché offre un’occasione preziosa per raccontare i progetti esplorati e quelli in divenire di uno degli artisti italiani più noti a livello internazionale.

La mostra, a cura di Giacinto Di Pierantonio, raccoglie una cinquantina di opere e sarà visitabile fino al 15 gennaio 2017.

Il titolo scelto per l’esposizione, “Michelangelo Pistoletto: Immagini in più, Oggetti in meno, un paradiso ancora”, fa riferimento ai tre gruppi di opere esposte che rappresentano tre fondamentali linee di ricerca indagate dall’artista biellese fino a oggi. Il primo nucleo raccoglie le “Immagini in più”, opere la cui potenza innovativa si può comprendere ricordando il contesto nel quale furono realizzate: Pistoletto le concepì all’inizio degli anni Sessanta, dopo la rivoluzione iconoclasta che aveva coinvolto gli artisti del secondo dopoguerra.

Tale rivoluzione aveva sancito che lo scopo delle opere non era più la rappresentazione della realtà ma, piuttosto, trasmettere concetti e attribuire centralità alla figura dell’artista (ricordiamo, a titolo di esempio, le tele tagliate di Fontana o la vernice sgocciolata di Pollock).

Con Pistoletto la figurazione tornò ad assumere un ruolo di rilievo e l’artista riuscì nella difficile sfida di integrare rappresentazione e dimensione concettuale: lo fece creando immagini che avevano “qualcosa in più”.

Realizzò quadri usando come supporto superfici specchianti sulle quali erano serigrafate riproduzioni fotografiche in scala naturale (per lo più di persone); quando lo spettatore si fermava davanti all’opera, il quadro riflettente ne catturava l’immagine. L’opera si arricchiva di aspetti inafferrabili quali l’irripetibilità del qui e ora, la realtà in divenire, la vivacità del tempo reale.

I “quadri specchianti” vennero compresi più all’estero che in Italia e Pistoletto fu presto proiettato fuori dalla scena torinese per esporre negli Stati Uniti, evento raro all’epoca per un italiano.

Oltreoceano, lodato da critici e galleristi, optò per una svolta coraggiosa e, di punto in bianco, abbandonò lo stile riconoscibile dei quadri specchianti per dedicarsi agli “Oggetti in meno”, lavori diversi l’uno dall’altro e accomunati soltanto dall’essere espressione dello stesso bisogno: la spontaneità.

Così facendo, infranse il dogma secondo il quale ogni opera doveva avere il marchio di fabbrica dell’artista e scontentò chi fino ad allora lo aveva celebrato.

Questa scelta, solo apparentemente di rottura, era perfettamente in linea con il percorso di ricerca intrapreso dall’artista: «Mi pare, con i miei recenti lavori, di essere entrato nello specchio, entrato attivamente in quella dimensione del tempo che nei quadri specchianti era rappresentata». Spiegò la curiosa scelta di chiamarli “Oggetti in meno” con queste parole: «I lavori che faccio non vogliono essere delle costruzioni o fabbricazioni di nuove idee, come non vogliono essere oggetti che mi rappresentino, da imporre o per impormi agli altri, ma sono oggetti attraverso i quali io mi libero di qualcosa [...] non li considero oggetti in più ma oggetti in meno, nel senso che portano con sé un’esperienza percettiva definitivamente esternata».

Al termine del percorso espositivo c’è “Terzo Paradiso”, opera sviluppata negli ultimi anni che, più che chiudere la mostra, la proietta verso nuovi orizzonti.

“Terzo Paradiso”, infatti, non è soltanto un’opera d’arte, è un progetto partecipato e collettivo che invita l’umanità a una missione grandiosa: il superamento del conflitto tra natura e artificio. La direzione indicata da Pistoletto è quella di una trasformazione responsabile della società volta ad acquisire consapevolezza e rispetto per l’ambiente e per le altre persone.

Il simbolo di “Terzo Paradiso” è una riconfigurazione del segno matematico dell’infinito (il famoso ‘8’ orizzontale) che l’artista ridisegna facendo intersecare la linea due volte: i tre occhielli che si creano rappresentano natura e artificio, uniti al centro da una nuova umanità che fa da anello di congiunzione e da mediazione.

Questo simbolo è stato riprodotto in numerose opere d’arte con diverse dimensioni e attraverso svariate tecniche (anche enormi opere di Land art l’hanno riprodotto e in molti Flash mob centinaia di persone si disponevano a comporre il simbolo).

Numerose associazioni, enti, istituzioni e singoli individui hanno già aderito al progetto e anche GAMeC lo sta promuovendo: chiunque voglia partecipare può contattare i Servizi Educativi del museo per dare il proprio contributo alla creazione di #UnParadisoAncora.

Per informazioni:

www.gamec.it/it/mostre/michelangelo-pistoletto oppure it.terzoparadiso.org

Livia Salvi

 

Foto: Michelangelo Pistoletto, Mappamondo, 1966-1968, Giornali e filo metallico, Ø180cm Cittadellarte - Fondazione Pistoletto, Biella - Foto©J.E.S. 

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