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Presentato il bando da 500 mila euro per l’Economia Sociale e Solidale

Presentato il bando da 500 mila euro per l’Economia Sociale e Solidale

La Fondazione Istituti Educativi ha spiegato finalità, tempistiche e criteri per la presentazione dei progetti a favore di “nuove economie di comunità”

È stato presentato il 25 ottobre in una sala Galmozzi gremita di pubblico il bando della Fondazione Istituti Educativi sulle Nuove Economie di Comunità, un’opportunità che vale ben 500 mila euro di contributi per progetti destinati a sostenere ed evolvere nuovi percorsi a favore dell’Economia Sociale e Solidale.

Il presidente Luigi Sorzi, il consigliere Matteo Rossi e la dott.ssa Luna Riva hanno esposto il contesto, gli obiettivi e i criteri di valutazione con i quali sceglieranno quei progetti che risponderanno alle linee guida richieste.

C’è da dire che, come espresso negli stessi interventi dal pubblico, la Fondazione ha davvero avuto il merito di aver fatto le cose bene: scegliere di accompagnare e sostenere un mondo poco “finanziato” dai bandi pubblici, quale quello delle piccole attività dell’Economia Solidale e Sociale, spesso confinanti con associazionismo e volontariato, per promuovere un salto di qualità in queste organizzazioni e relazioni.

E per fare questo ha voluto avvalersi di un’approfondita ricerca sulla realtà bergamasca, in modo da indirizzare progettualità e risorse laddove più sono necessari per l’evoluzione di un nuovo modello di economia e di società, che si rifaccia appunto alla relazione tra gli attori, ai legami sociali e alla sostenibilità ambientale ed economica: una nuova economia chiamata appunto “di comunità”. 

Sintesi e linee guida del bando

Il bando vuole sostenere progetti lungo i seguenti assi: la promozione di processi volti alla salvaguardia e alla valorizzazione delle risorse ambientali, all’educazione ambientale e alla diffusione di buone pratiche volte alla sostenibilità; la tutela e la valorizzazione del comparto agroalimentare locale, biologico, della filiera corta e dei principi dell’economia sociale e solidale; la formazione orientata ai principi dell’ESS e della costruzione di comunità solidali e aperte; l’aggregazione e il coordinamento di soggetti operanti nel campo dell’ESS ai fini di una maggior efficienza organizzativa e della capacità di allargare la propria sfera di mercato.

Potranno essere presentati progetti i cui obiettivi e le cui azioni siano riferite a uno o più dei tre ambiti di seguito descritti:

A: Territori Smart Land

B: Cultura di sistema e alleanze 
generazionali

C: Economie trasformative e circolari

Territori Smart Land 

Il coinvolgimento e la cooperazione degli Enti Locali del territorio (Comuni e Comunità Montane), per sensibilizzare le amministrazioni locali a una cultura della sovracomunalità, della partecipazione e della progettazione verso obiettivi strategici comuni per diffondere una cultura dell’integrazione, per il miglioramento della convivenza civile, la coesione sociale e il miglioramento delle condizioni di vivibilità del territorio e della comunità, la valorizzazione delle risorse ambientali locali, la tutela del comparto agroalimentare locale della filiera corta e la promozione dei principi dell’economia sociale e solidale e della sostenibilità ambientale. Sono richiesti progetti della durata di almeno 18 mesi e con un budget minimo di 20 mila euro.

Cultura di sistema e alleanze generazionali 

Il consolidamento e lo sviluppo di reti di cooperazione e coordinamento tra soggetti attivi nell’ambito dell’economia sociale e solidale (ESS), nonché il rafforzamento delle relazioni e delle collaborazioni tra esse e i luoghi dell’educazione delle nuove generazioni attraverso attività finalizzate alla formazione e all’alta formazione, all’elaborazione di “nuovi saperi” di carattere ambientale e di buone pratiche orientate alla sostenibilità. Sono richiesti progetti della durata di almeno 24 mesi e con un budget minimo di 30 mila euro.

Economie trasformative e circolari

Sostenere iniziative che mirino alla salvaguardia e alla valorizzazione della filiera produttiva, con particolare attenzione ad azioni e progetti che abbiano ricadute specifiche sull’occupazione e il consolidamento delle filiere economiche ispirate ai valori dell’ESS. ono richiesti progetti della durata di almeno 24 mesi e con un budget minimo di 50 mila euro.

Soggetti ammissibili e partenariato

Comuni, Associazioni di Comuni, Comunità Montane, organizzazioni operanti nel campo dell’ESS, soggetti giuridici operanti nel campo della finanza etica, mutualistica e solidale, soggetti giuridici operanti nel campo del commercio equo, cooperative sociali di tipo A, B e C, distretti agricoli territoriali, piccole e medie aziende operanti nel campo dell’agricoltura, con attenzione alle caratteristiche di sostenibilità di tutta la filiera (produzione, packaging, diritti dei lavoratori), gruppi d’acquisto solidale o altri soggetti informali, ATI, realtà scolastiche e formative di ogni ordine e grado, associazioni sociali e culturali, aziende fornitrici di servizi informatici e professionali, onlus, parrocchie. Ogni singolo progetto deve prevedere un partenariato di almeno 5 soggetti, al fine di promuovere la collaborazione, le reti, la relazione efficace tra operatori dell’ESS.

Risorse, tempi e modalità di presentazione dei progetti

La dotazione finanziaria complessiva del Bando Nuove Economie di Comunità è di euro 500 mila. La Fondazione Istituti Educativi di Bergamo finanzierà fino ad un massimo del 70% di budget totale di spese ammissibili dichiarato, così come indicato nel regolamento del Bando. A partire dal 28 ottobre 2019 è possibile accedere all’area dedicata del sito della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo. La scadenza ultima per la presentazione dei progetti è il 29 febbraio 2020. Gli esiti saranno comunicati entro la fine di maggio 2020 mentre i progetti saranno finanziabili a partire dal 1 settembre 2020.

 

Intervista a Matteo Rossi, già presidente della Provincia e oggi consigliere della Fondazione Istituti Educativi 

Buongiorno Matteo: cominciamo subito col dire che il biennio 2019/2020 si annuncia molto intenso per il movimento dell’economia sociale e solidale. Non è così?

Direi proprio di sì. A livello internazionale le giornate dell’“Economia di Francesco” convocate per marzo 2020 ad Assisi dal Pontefice e il forum europeo sulle economie trasformative che si terrà a maggio a Barcellona saranno due appuntamenti fondamentali; allo stesso tempo non dimentichiamo il nostro territorio, perché il cambiamento che vogliamo non può che partire dal basso.

A questo proposito, cosa si sta muovendo in bergamasca?

Bergamo è stata protagonista della raccolta delle 9035 firme per la legge regionale sull’Economia Sociale e Solidale (ESS). Quell’idea, nata ai tavolini del bar davanti alla Provincia, ha saputo coinvolgere migliaia di volontari che vorrei ringraziare uno ad uno. 

Ci siamo resi conto cammin facendo che un’iniziativa come quella era attesa da tante persone. Ora, dopo il successo della manifestazione “AgriCultura e Diritto al Cibo”, è tempo di aprire ufficialmente il cantiere del distretto ESS bergamasco, lanciato come idea lo scorso 26 gennaio all’Auditorium Olmi.

Cosa propongono gli Istituti educativi per aiutare questo processo?

A fine ottobre abbiamo ufficialmente presentato e aperto il bando da 500mila euro sulle nuove economie di comunità. Il messaggio che lanciamo al movimento è questo: continuate a rafforzare la rete, organizzatevi, apritevi alle nuove generazioni, immaginate come rafforzare le filiere produttive. Gli Istituti sosterranno chi saprà presentare progetti che vanno in questa direzione.

La presentazione del bando è stata preceduta dalla ricerca che avete affidato ad Aaster di Aldo Bonomi, quali spunti ha offerto quel lavoro?

I risultati di quella ricerca ci spingono a lavorare in tre direzioni. Sostenere i territori in una progettualità che definiamo “Smart land”, ossia capace di tenere insieme innovazione e coesione sociale; individuare i nodi della filiera agroalimentare, a partire dalla distribuzione, che vanno rafforzati per aumentare lo spazio di mercato dei piccoli produttori; infine rafforzare la dimensione organizzativa delle reti e relazionarsi sempre di più ai luoghi formativi, scuole, oratori, centri di formazione professionale.

Un programma ambizioso che oltre a linee guida di una ricerca mette a disposizione risorse per progetti importanti. Quale l’obiettivo di lungo periodo di tutto questo lavoro?

L’orizzonte rimane il superamento del capitalismo neoliberista e della sua logica intrinseca di sfruttamento e omologazione. Nel metodo, crediamo che occorrano tante rivoluzioni, anche quelle piccole, personali, per raggiungere l’obiettivo di un’economia a servizio dell’uomo e delle comunità, e non viceversa.

Perché proprio la bergamasca è protagonista in questo percorso?

Credo che sia nel nostro dna e nella nostra storia. Pensiamo ai 130 anni di cooperative agricole come quella di Calvenzano, alla numerosità dei gruppi di acquisto solidale, alle esperienze della cooperazione sociale. La storia più recente dell’economia solidale bergamasca non può che ispirarsi alla grande storia sociale che abbiamo alle spalle. Penso ad esempio ai forni sociali che inventò Niccolò Rezzara, anticipando di fatto l’uscita dalla logica dello Stato liberale e anticipando quella dello Stato sociale. Ora abbiamo davanti una sfida analoga: costruire dal basso un nuovo modello di sviluppo.

Ci sono delle criticità da affrontare in questo movimento?

Certamente sì, una su tutte la capacità di andare oltre il ceto medio riflessivo e coinvolgere in prima persona i soggetti più deboli e popolari. Bene rilanciare il commercio equo per garantire diritti ai produttori del sud del mondo, ma dobbiamo porci il tema di come coinvolgere nei gruppi di acquisto solidale i migranti che abitano accanto a noi. Non dimentichiamoci che la nostra ispirazione non parte tanto da un’idea di beneficenza e solidarietà, ma di giustizia, il che significa rimuovere le cause e non limitarsi a lenire le ferite del sistema. Per questo occorre che il movimento sia sempre più popolare, aperto e capace di contaminarsi continuamente con nuove esperienze e culture in nome degli ideali comuni.

Novembre 2019

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