L'indagine rivela alcuni progressi ma ancora tante criticità anche al nord, prima fra tutti la qualità dell'aria
È da poco stata resa pubblica la 32° edizione del rapporto Ecosistema Urbano realizzato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che fa il punto della situazione sulle performance ambientali e sulle buone pratiche delle città italiane. Come succede già da qualche anno, la testa della classifica è occupata da realtà settentrionali di medie dimensioni, sebbene siano apprezzabili alcuni miglioramenti anche nelle grandi città. Si conferma inoltre la tendenza dell’allontanamento dal podio delle città situate nel meridione del Paese. Per incontrare la prima città del Sud bisogna guardare la sedicesima posizione, occupata da Cosenza; tutte le altre sono ferme oltre il 50° gradino su un totale di 106 capoluoghi.
Transizione ecologica a metà
Stefano Ciafani, il presidente nazionale di Legambiente, apprezza i cantieri che hanno preso vita per sostenere la transizione ecologica a livello nazionale, a partire dalla realizzazione di nuove linee di tram per togliere le auto private dalle strade, al recupero del patrimonio immobiliare pubblico abbandonato, fino alla messa in sicurezza dei centri urbani, con l’aumento delle zone con un limite di velocità di 30 km orari. Non mancano le iniziative poste in essere per contrastare l’emergenza climatica come la diffusione di rifugi climatici, fondamentali nelle ondate di calore estive e il raggiungimento dell’obiettivo delle “città spugna”, un modello di pianificazione urbana per adattarsi agli eventi meteo estremi che comprende l’utilizzo di infrastrutture verdi e pavimentazioni permeabili. Il presidente Ciafani paragona tuttavia la quantità di lavori e di progetti avviati grazie al Pnrr ad “un mosaico che si sta componendo
nei capoluoghi di provincia, [...] ma sono ancora troppe le tessere mancanti”, evidenziando quanto gli sforzi intrapresi non siano abbastanza per raggiungere la sostenibilità ambientale.
Ciò che sostiene Legambiente viene confermato dai dati in uscita del rapporto Ecosistema Urbano, che sottolinea un calo di due punti percentuali della media dei punteggi ottenuti dai
capoluoghi rispetto al 2023 e un forte divario tra Nord e Sud, oltre a una generale difficoltà nella gestione dello smog, delle perdite nella rete idrica e del consumo di suolo. Non mancano tuttavia alcune note positive, come l’aumento di viaggi sul trasporto pubblico per abitante all’anno soprattutto nei centri di Milano, Roma e Firenze, anche se Venezia si conferma la città migliore con i suoi 598,4 viaggi/ab/anno. Allo stesso modo, la percentuale media di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani supera il muro del 65% e ben quindici città vanno oltre l’80%, confermando la crescita costante degli ultimi anni. Seppur questo sembri un dato confortante, è necessario ricordare che l’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012 è stato raggiunto da 63 città su un totale di 106, mentre restano ancora quattro città al di sotto della soglia del 35%, prevista per il 2006: Crotone, Foggia, Taranto e Palermo sono in ritardo
di quasi vent’anni.
La conferma di Trento e Mantova
Vincitore assoluto, il capoluogo trentino è rimasto nelle prime cinque posizioni della classifica dal 2013, diventando la migliore rappresentazione di tutto ciò che una città può diventare oggi in termini di vivibilità ambientale tra i capoluoghi italiani. Anche a Trento, tuttavia, alcuni risultati fanno storcere il naso, come la stagnazione dei numeri delle zone a traffico limitato, della quantità di alberi ogni cento abitanti o il peggioramento della differenza tra l’acqua immessa nella rete e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli con perdite che toccano il 30%. Meglio che altrove, queste criticità vengono compensate dalle buone pratiche, in particolar modo nel comparto della produzione di rifiuti aggiudicandosi un posto tra le venti città che producono meno di 450 kg di rifiuti pro capite all’anno e uno tra le prime dieci città per raccolta differenziata che supera l’80% del totale. Al secondo posto si piazza Mantova.
Anche in questo caso, la città non è nuova ai primi posti della classifica generale; occupa infatti una delle prime dieci posizioni dal 2015, confermando le sue buone pratiche in alcuni
degli indici più significativi dello studio. La città del Mantegna ha assistito infatti ad un calo drastico dei consumi idrici pro capite giornalieri passando, da una delle peggiori posizioni dell’edizione precedente con 223 litri, agli attuali 130. In campo idrico risulta anche tra i centri con le più basse dispersioni di acqua, fissate a poco più del 16%, circa la metà di Trento. Ben 1.715,7 mq di zone a traffico limitato ogni cento abitanti, è il numero che vale al capoluogo il secondo posto nella classifica specifica, dietro solo a Rimini che ne conta 35 in più. Questo, insieme ai 90,1 mq ogni cento abitanti destinati ai pedoni, traccia una prospettiva molto positiva dell’utilizzo che la città fa dello spazio pubblico urbano.
Bergamo scala la classifica verde
Terza assoluta è un’altra lombarda: Bergamo, che scala le classifiche dalla 55° posizione del 2022 grazie a un impegno costante nel migliorare alcuni punti chiave. Piccoli aggiustamenti
che valgono la risalita, come il lieve aumento del numero di infrastrutture dedicate alla ciclabilità e degli alberi piantati sul suolo pubblico, un buon livello di quote Ztl e la diminuzione
delle auto circolanti. Nonostante la classifica generale, Mantova e Bergamo non riescono a far fronte alla pessima qualità dell’aria che coincide con una situazione critica che avvolge
l’intera area geografica della pianura padana. Le due città lombarde occupano le ultime posizioni per media del numero di giorni in cui le concentrazioni di ozono hanno superato la
media mobile sulle 8 ore di 120 microgrammi per metro cubo di aria. Tra le 85 città che dispongono di rilevatori di ozono, undici sono i centri che superano i livelli per oltre 50 giorni - Bergamo per 84 - e solamente dieci capoluoghi non hanno mai superato la soglia, tutti situati nel centro-sud. In realtà, nessuna delle città capoluogo riesce a rispettare tutti i nuovi valori guida che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha introdotto in merito alla qualità dell’aria e, sebbene crescano le città che rispettano i limiti normativi, lo smog resta un’emergenza urbana.
Valeria Ferrari
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