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Intervista a Federico Manzoni, assessore alla mobilità di Brescia

Intervista a Federico Manzoni, assessore alla mobilità di Brescia

“Invoglieremo i cittadini ad utilizzare mezzi sostenibili”. Il giovane assessore parla dei progetti in cantiere e degli obiettivi del mandato amministrativo

BresciaSOStenibile ha intervistato il più giovane membro della Giunta Del Bono, l’assessore con deleghe alle politiche della Mobilità e ai Servizi Istituzionali Federico Manzoni. Nato nel 1982, Manzoni approda in Consiglio Comunale, tra le fila della maggioranza (Margherita) già nel 2003 quando in Loggia sedeva Paolo Corsini (Pd). Parallelamente all’ormai decennale carriera amministrativa, che lo ha visto anche all’opposizione durante l’amministrazione Paroli, Manzoni si è laureato in Giurisprudenza per poi conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione forense. È padre di una bambina nata il giorno della sua nomina a Palazzo Loggia.

Se dovesse tracciare per grandi linee il profilo della mobilità bresciana, come si caratterizza il territorio che si trova ad amministrare? Quali le principali criticità?

Brescia è una città dove il tasso di motorizzazione è particolarmente elevato: stiamo parlando sostanzialmente di un veicolo per ogni patente di guida. E la situazione non cambia ampliando lo sguardo: la nostra è una provincia policentrica, costellata da centri di dimensioni rilevanti che costituiscono dei poli di attrazione dell’area circostante (la Franciacorta, i laghi, le valli, ecc.). Questo significa che il traffico, in una realtà come la nostra, è un fenomeno particolarmente rilevante. La strada da percorrere in direzione di una mobilità sostenibile è in salita, anche se negli ultimi decenni importanti interventi sono stati messi in atto. Policentrismo da un lato e Brescia come area metropolitana dall’altro sono due aspetti che coesistono in una provincia così vasta e popolosa come la nostra. I circa 150 mila abitanti che popolano la cintura di comuni immediatamente a ridosso di una città che ne conta 200 mila impongono di operare scelte condivise con l’hinterland. Per questa ragione, l’amministrazione attualmente in carica intende orientare tutte le sue scelte in un’ottica di piccola area metropolitana, e a dimostrazione di ciò ha varato l’esperimento della Giunta dei sindaci: una consulta territoriale su base volontaria alla quale hanno aderito tutti i 14 comuni limitrofi al capoluogo. Un luogo che permette di discutere scelte di carattere strategico, dove la mobilità è evidentemente tra i temi più caldi sia dal punto di vista dell’inquinamento (anche se la qualità dell’aria non è influenzata solo dai gas di scarico delle automobili) che di incidentalità stradale.

Brescia è anche e soprattutto una città a vocazione industriale. Ciò significa dedicare un’attenzione particolare alla mobilità delle merci.

Se il lavoro che si è fatto sulla mobilità sostenibile delle persone, per quanto sempre migliorabile, è testimoniato da una grande opera come la metropolitana e altri interventi non meno rilevanti, nell’ambito della mobilità delle merci ci sono amplissimi margini di miglioramento. Un primo progetto che vogliamo riprendere in mano è Eco-Logis, che prevede la creazione di un unico polo di smistamento a livello cittadino per le merci che devono fare ingresso in centro in modo da effettuare le consegne con mezzi a impatto zero. L’iniziativa, avviata alla fine del 2012 e subito mostratasi un po’ claudicante a livello gestionale, partiva però da un punto di vista concettuale assolutamente condivisibile, e siamo pronti a rilanciarla correggendo gli errori fatti in passato. Una realtà analoga, dalla quale vogliamo trarre spunti di lavoro, è quella di Padova. Lì è stato realizzato già da qualche anno uno scalo merci all’interporto, il servizio erogato è di qualità e, anche finanziariamente, si sostiene con le proprie forze senza necessità di contributi pubblici. Un secondo progetto che stiamo valutando proprio in questo periodo riguarda la creazione di una serie di postazioni di smistamento dedicate alle piccole merci acquistate tramite e-commerce, il cui volume complessivo è in costante crescita. A oggi la dinamica di consegna di questi articoli è assai carente da un punto di vista della logistica sostenibile e spesso obbliga il cittadino a recarsi con la propria vettura nella zona industriale dove si trovano i magazzini dei corrieri.

Un altro punto sul quale vogliamo impegnarci è quello del traffico merci su ferro. Il comune di Brescia ospita un’area molto vasta, quella dello scalo merci della piccola velocità, di oltre 400 mila metri quadri. Fino a oggi questa infrastruttura è stata generalmente sottoutilizzata e mal gestita, benché presenti delle potenzialità che potrebbero renderla un vero polo dell’intermodalità di primissimo piano a livello regionale.

Tornando alla mobilità delle persone non si può non parlare di metropolitana. A un anno dal primo viaggio, qual è la situazione?

È una scommessa per noi estremamente suggestiva e vincente. Dopo tanti anni di discussioni e di polemiche, la metropolitana oggi c’è, funziona e anche bene. Il mezzo sta rispondendo alle attese sia in termini di qualità del servizio che di quantità di accessi e offre nuovo smalto alla mobilità pubblica. Negli anni 2008-2012 i passeggeri del trasporto pubblico erano andati calando e si erano persi un milione e mezzo di transiti in quattro anni. Con l’avvio di questo nuovo mezzo il trend non solo si è arrestato, ma si è bruscamente invertito: la metropolitana nel 2013 ha portato sui mezzi pubblici ben 47 milioni di passeggeri contro i 41 milioni dei dodici mesi precedenti. Il numero degli accessi è in linea con le previsioni, e l’obiettivo ragionevole che ci siamo dati per il 2014 è raggiungere 50 milioni di passeggeri.

Però la metropolitana non intercetta le necessità di tutti.

Naturalmente la metropolitana può fare molto, ma non tutto da sola. Il nostro impegno è rivolto in direzione di un deciso potenziamento del servizio di trasporto pubblico su gomma, soprattutto nei quartieri cittadini non serviti direttamente dalla metropolitana, come testimoniato dalle modifiche di recente introduzione, che garantiscono 610 mila km in più all’anno, corse più frequenti e maggiore estensione dell’orario di esercizio. Un ulteriore miglioramento complessivo avverrà entro la fine del 2015 grazie alla nuova normativa regionale relativa al trasporto pubblico, la quale prevede l’unificazione dei contratti di servizio e delle reti di trasporto comunale e provinciale. Questa modifica porterà un beneficio importante: l’eliminazione di certe sovrapposizioni che oggi ci sono e che non avranno più ragione d’essere. Tutte le corriere provenienti dalla Val Trompia, che oggi percorrono le vie cittadine ogni 15 minuti nei giorni feriali fino alla stazione delle autolinee, faranno capolinea in corrispondenza della stazione Prealpino, quelle provenienti dalla direttrice est (Valle Sabbia, Valtenesi, Garda) termineranno la loro corsa a Buffalora-Sant’Eufemia. La nuova rete fornirà l’occasione per ridisegnare globalmente la rete di trasporto, anche urbano. Da un punto di vista dei mezzi gommati, tutte le novità che abbiamo introdotto vanno in direzione di un servizio più frequente e più capillare che sfrutti dove possibile l’asse portante della metropolitana. Perciò abbiamo richiesto a Brescia Mobilità che con i prossimi acquisti la flotta a disposizione si orienti sempre più verso mezzi meno capaci ma più agili e che quindi possano assecondare al meglio queste nuove direttive.

Passiamo al mezzo di trasporto sostenibile per eccellenza: la bicicletta.

Cosa si farà per incentivare le due ruote nella nostra città?

Rispetto alla spesa d’investimento che compete all’assessorato alla mobilità, già nel 2014 allocheremo un terzo delle risorse al trasporto su due ruote. Non si tratta -in valore assoluto- di una cifra molto rilevante, ciononostante vogliamo che il settore della mobilità sostenibile risenta il meno possibile delle politiche di taglio alla spesa e quello che possiamo garantire a prescindere dalle finanze disponibili è una costante attenzione nei confronti delle due ruote. Le grandi operazioni di trasformazione urbana della città devono essere delle occasioni di promozione della mobilità sostenibile, quali la realizzazione di collegamenti ciclabili e ciclopedonali là dove non esistono. Un esempio è la rinegoziazione dei progetti per l’area degli ex magazzini generali. Abbiamo fatto retromarcia sulla nuova sede unica dei servizi del comune, perché la riteniamo un’opera inutile e perché preferiamo che gli oneri di urbanizzazione destinati a quel singolo sito vengano riutilizzati per effettuare una riqualificazione urbana di tutto l’asse viario che si snoda tra via Dalmazia, via Corsica e via Salgari. L’intento è triplice: messa in sicurezza dei percorsi ciclabili, miglioramento della qualità urbana e promozione della mobilità sostenibile. Una seconda leva riguarda i mobility manager, obbligatori per le imprese pubbliche o private con almeno 300 dipendenti. Abbiamo ripreso in mano le redini della situazione, avviando un coordinamento di queste figure per coinvolgere la realtà imprenditoriale nell’elaborazione di strategie vincenti nel campo dei trasporti. Ad esempio, i mobility manager aziendali ci hanno dato una mano nell’aggiornamento dell’indagine sulla matrice OD (Origine-Destinazione) che la Regione Lombardia ha bandito negli ultimi mesi. Questa rappresenta un’importante base statistica per pianificare scelte e obiettivi. Sempre con i mobility manager abbiamo lavorato per sviluppare delle convenzioni sui titoli di viaggio agevolati per i dipendenti, e più in generale questi referenti interni rappresentano un importante canale di dialogo con le maggiori realtà lavorative del territorio. Una proposta che abbiamo fatto alle aziende è quella di compartecipare alle spese per l’ampliamento della rete di BiciMia ai quartieri che ancora non possono contare sul bike sharing e le prime risposte positive non sono tardate ad arrivare. Infine, non ignoriamo la necessità di ottimizzare la rete di piste ciclabili già esistente. Il che significa mettere in sicurezza degli itinerari ma anche rendere più continue le piste ciclabili, che troppo spesso spariscono improvvisamente nei pressi di una rotonda o di un attraversamento.

Si è dato degli obiettivi concreti da conseguire entro il 2018, per la fine del mandato?

Direi che sono almeno due i traguardi che ci siamo prefissati nelle linee di mandato. In primis c’è la stesura del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS): una sorta di Piano di Governo del Territorio specificamente dedicato ai temi del trasporto, un documento di carattere pianificatorio che delinea scenari di medio-lungo periodo nel quale andremo a proporre soluzioni e prospettive di lavoro. Un lavoro che rimarrà a usufrutto anche delle amministrazioni a venire. Un obiettivo di mandato più tangibile che mi sono dato è quello di concludere questi cinque anni di assessorato lasciando Brescia con una ripartizione modale di spostamenti quotidiani delle persone composta almeno per il 50% da mobilità sostenibile. Noi partiamo da un dato del 30-35% e ci piacerebbe che da qui al 2018 la metà della cittadinanza sia rappresentata da pedoni, ciclisti e utilizzatori di mezzi pubblici. Ciò significherebbe allinearsi con gli standard europei, ma sarebbe un risultato ambizioso per le medie italiane e ci porrebbe all’avanguardia nel nostro Paese.

Stefano Florioli

Carlo Peruchetti

Aprile 2014

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