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La Crisi Climatica è già qui. Tutti in piazza venerdì 6 ottobre

Fridays For Future invita a partecipare alla manifestazione nazionale perché il tempo sta per scadere e… There is no Planet B

Non è soltanto l’ultimo report dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) in cui si dimostra che abbiamo superato gli 1,1°C di riscaldamento globale, ma ce lo mettono davanti agli occhi nel modo molto più concreto e incontrovertibile anche i drammatici eventi che hanno sconvolto il paese negli ultimi mesi: a maggio l’alluvione in Emilia Romagna, causata da una pioggia che in alcune zone ha superato i 300 mm in 48 ore e a luglio gli incendi che hanno devastato per giorni la Sicilia.

Eppure, paradossalmente, sia le istituzioni che l’opinione pubblica sembrano provare sempre meno interesse per il tema e il nostro paese spicca nel panorama internazionale per l’inazione contro la crisi climatica. La politica sembra aver fatto degli enormi passi indietro: lo dimostrano le dichiarazioni esplicitamente negazioniste e antiscientifiche rilasciate da esponenti di spicco del governo, i quali sono arrivati a sostenere che il riscaldamento climatico non sia causato dall’uomo ma sia legato esclusivamente a cicli naturali. Ora, nel momento cruciale della crisi climatica, il tempo è ciò di quanto più prezioso possediamo; fondamentale è parlare di come attuare un cambio di rotta repentino e invece il centro del discorso sembra essere tornato sul negazionismo.

Nel frattempo gli accordi di decarbonizzazione presi negli incontri internazionali vengono completamente disattesi nella pratica perché le compagnie del fossile italiane di cui lo Stato è il maggiore azionista, cioè Eni (di cui lo stato possiede il 30% di azioni) e Snam (31%), continuano a rimandare la transizione energetica e a investire la maggior parte dei loro ricavi in fonti fossili nascondendosi dietro a una facciata di finta sostenibilità.

Anche nel campo del giornalismo il panorama italiano è spesso desolante: mentre nel Regno Unito il Guardian rinuncia a tutti i finanziamenti da compagnie fossili e il Financial Times pubblica articoli in cui si scrive che il capitalismo non riuscirà a mettere in atto la transizione ecologica in tempo, al contrario in Italia i legami della stampa con la “macchina fossile” sono ancora molto forti, come dimostra il fatto che l’unico giornale a tiratura nazionale ad aver aderito alla campagna di Greenpeace “Stampa libera per il clima” sia il Fatto Quotidiano.

Purtroppo anche a livello locale la situazione lascia molto a desiderare. Bergamo negli ultimi anni ha vissuto - e continua tuttora a vivere - grandi trasformazioni dello spazio pubblico, sotto la spinta di investimenti privati incentrati sul profitto e progettazioni pubbliche che di certo non aspirano alla giustizia climatica. Diversamente in molte città europee, come Barcellona, Parigi o Bruxelles, vengono messe in atto strategie sperimentali e innovative per pedonalizzare i centri storici, contrastare le sempre più frequenti ondate di calore, incentivare la mobilità sostenibile e rendere più accessibile e conveniente il trasporto pubblico.

La priorità della nostra Regione sembra invece essere quella di continuare a consumare suolo, considerando i 146 milioni di euro che si vogliono investire nell’autostrada Treviglio-Dalmine, una grande opera che consumerà 144 ettari di suolo verde e servirà unicamente alle grandi aziende della logistica.

Non abbiamo più tempo, riportare l’attenzione sulla crisi climatica è fondamentale per evitare sconvolgimenti ecosistemici irreversibili e disastri ambientali sempre più violenti. Per questo venerdì 6 ottobre manifesteremo nelle piazze di tutta Italia. Scendete in strada e manifestate insieme a noi! There Is No Planet B!

a cura di Fridays For Future

Ottobre 2023

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