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Leggerezza dell’inutilità

Leggerezza dell’inutilità

Scorre il mercurio per il lungo corridoio di vetro, sale. Non è l’effetto del fuoco, o delle nuove tecnologie che ci riscaldano, è l’estate. Lo sentiamo, sta arrivando. Oggi non ho voglia di fare nulla. Sarò immobile. Qualcuno mi capirà, altri invece come giudici, mi punteranno severo il dito ricordandomi che l’ozio non produce nulla.

Peccato che l’ozio, dal latino “otium”, si riferisce non all’inattività ma a un’occupazione volta alla ricerca intellettuale, contrapposta al “negotium”, dove ci si occupa dei propri affari. Seneca ce lo ricorda nel libro “De Otio” dove lo descrive come possibile vita ritirata, contrapposta alla corruzione dilagante.

Una visione analoga è riscontrabile anche nel libro “L’utilità dell’inutile” di Nuccio Ordine - scrittore e docente universitario di Letteratura Italiana. Egli offre riflessioni sul quel tempo che non usiamo per produrre profitto. Ci mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscano per inaridire lo spirito, allontanando l’umanità dalla condizione umana.

Nel brutale contesto mondiale, all’interno del quale valgono maggiormente le logiche del tornaconto, il rischio è quello di perdere una parte fondamentale. Essa si svela nella “presunta” inutilità delle cose che non generano profitto. Una poesia, una lettura spensierata, la possibilità di stendersi in riva al mare e godere di un tramonto o di un’alba fra le montagne. Di giocare, di pensare, di produrre arte per l’arte; di essere liberi, anche di far nulla.

Proprio quelle cose che l’estate e il tempo libero ci possono regalare se sappiamo abbracciarle con la giusta presa. Ordine ci regala un excursus di personalità volte a sostenere tale ipotesi: da Dante – che nel “Convivio” condanna gli pseudo-letterati che non usano la loro arte “per lo solo uso” ma per asservirle al guadagno – a Ovidio, che ricorda come nulla sia più utile delle arti inutili, o Montaigne, che ci ricorda come nessuna cosa sia inutile, nemmeno l’inutilità stessa.

Le personalità sono molteplici ma il consiglio è sempre lo stesso: rallentate, fermatevi, godete della vostra libertà di fare per il gusto di fare, riportate in vita le passioni e ricordate che il tempo non utile è necessario per rielaborare le esperienze passate. In questo tempo si ricaricano le energie che rendono sostenibile un sistema, ricordandoci che a volte fermarci significa andare avanti.

 

Alessandro Fortis

Fondatore dell’equipe The Clew (theclew.net)

Luglio 2015

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