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Papa Francesco dice: “Slow Food buona, pulita e giusta”

papa francesco su slow food

La città di Brescia incontra Carlo Petrini, che ricorda quanto affermato dal Pontefice

L’Auditorium San Barnaba -la suggestiva chiesa sconsacrata di Corso Magenta- ha ospitato nel mese di febbraio un incontro con Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che ha presentato il suo ultimo libro “Cibo e libertà. Slow Food: storie di gastronomia per la liberazione”. Sul palco accanto a Petrini erano presenti Emilio Del Bono, sindaco della città, Francesco Amonti, segretario regionale di Slow Food Lombardia e Giacomo Mojoli, tra i fondatori di Slow Food, giornalista e docente universitario (anche presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo -frazione di Bra, CN- http://www.unisg.it/).

La serata si è aperta con le parole del sindaco Del Bono che ha ricordato la fondamentale azione di Slow Food nella campagna a favore dell’affermazione del cibo come tema politico e quindi del “consumo di cibo” come azione politica, passando attraverso la consapevolezza che alla gastronomia debba essere riconosciuta la dignità di scienza. Mojoli ha poi introdotto l’intervento di Petrini, chiedendogli di provare a delineare scenari futuri in tema di cibo per il nostro Paese e non solo.

Di fronte a una sala gremita di persone, Petrini ha parlato con la semplicità e con la concretezza che lo contraddistinguono. Prendendo spunto dalle intenzioni dell’ultimo libro scritto, ovvero una valutazione sulle prospettive future di Slow Food e un bilancio di ciò che l’associazione ha fatto finora, Petrini ne ha ripercorso le tappe evolutive.

Fondata nel 1986 come Arcigola, nel 1989 si dà il nome di Slow Food. Si pone inizialmente come promotrice di sostenibilità ambientale nei Paesi “benestanti”, correndo anche il rischio di essere fraintesa o considerata autoreferenziale e di veicolare un’idea sbagliata di gastronomia. È con il lancio del progetto “Terra Madre” (2004) che la riflessione si spinge oltre il mondo gastronomico classico: il cibo viene considerato nella sua dimensione economica e sociale a livello planetario, allontanandosi così dall’idea di una gastronomia che si esaurisce alle ricette di cucina, oggi tanto in voga anche a seguito dei numerosi programmi televisivi, per abbracciare una visione olistica del cibo, più vicina alla quotidianità.

La gastronomia è una scienza complessa e multidisciplinare. In un incalzante susseguirsi di aneddoti e questioni, Petrini ha affrontato diverse tematiche: ha parlato della schizofrenia collettiva che porta oggi a spendere più per dimagrire che per mangiare, ha espresso qualche riflessione sul sistema alimentare contemporaneo che distrugge la biodiversità, la nostra storia e il nostro gusto, e infine con un sorriso ha raccontato del suo scambio di opinioni con Papa Francesco, con cui ha deciso di chiudere la serata, leggendo uno stralcio di una lettera inviatagli dal Papa: «L’attività di Slow Food e di Terra Madre favorisce la coltivazione e la custodia del creato e del mondo affinché sia un luogo abitabile per tutti… Fraternamente Francesco». Una fraternità, ha detto Petrini, da coniugare anche attraverso il diritto al cibo per tutti e il rispetto per ambiente e natura.

Non rispettando la terra non rispettiamo noi stessi, il nostro passato e il nostro futuro.

Nutrire la Franciacorta

Il progetto che promuove la filiera alimentare corta e di qualità

Slow Food spesso si fa promotore di iniziative o di progetti a lungo termine, cercando il dialogo con gli enti territoriali locali e con le realtà associative già esistenti. È il caso di “Nutrire la Franciacorta”, declinazione del progetto più ampio “Nutrire la Lombardia” che coinvolge l’intera regione. Quest’ultimo prende spunto dall’esperienza di “Nutrire Milano, energie per il cambiamento” che dal 2009 crea relazioni dirette di scambio tra il Parco Agricolo Sud Milano e la città di Milano.

Seguendo la filosofia di Slow Food, condensata nel motto “buono, pulito e giusto”, l’obiettivo di “Nutrire la Lombardia” è di ideare e promuovere una serie di attività che possano radicarsi stabilmente sul territorio; queste creerebbero una filiera alimentare “corta e di qualità, rispettosa della stagionalità, ricca in biodiversità e attenta alle diverse espressioni della cultura locale”. Tra le azioni in cui si articola il progetto troviamo lo sviluppo della rete dei Mercati della Terra, il miglioramento della qualità dei pasti serviti nelle mense, la sensibilizzazione di produttori e consumatori sulla qualità del cibo, il contributo al recupero di saperi e pratiche di lavorazione tradizionali.

Secondo il documento programmatico di “Nutrire la Franciacorta” steso nel luglio 2013, gli attori coinvolti, oltre a Slow Food, sarebbero i diciannove comuni della Franciacorta, il Consorzio per la Tutela del Franciacorta, la Camera di Commercio, Cogeme spa (holding di totale proprietà comunale che opera nel settore dei servizi di pubblica utilità) e la Fondazione Cogeme Onlus. Insieme si sono incaricati di attivare un percorso che miri alla riqualificazione e alla valorizzazione della filiera agroalimentare della Franciacorta, proponendo soluzioni sostenibili sotto diversi punti di vista sul territorio.

Per fare questo sono stati coinvolti attori locali, attivati corsi formativi nel settore alimentare, turistico e scolastico, avviando iniziative che promuovano i prodotti del luogo e percorsi turistici mirati. Con il supporto di Slow Food, che si occuperà di visitare i terreni, individuare i soggetti da coinvolgere, mappare le risorse e i prodotti locali da valorizzare, i comuni saranno chiamati a mettere a disposizione terreni agricoli, anche agevolando privati che volessero prendere parte al progetto, coinvolgendo aziende agricole e cooperative sociali già attive sul territorio.

Angela Garbelli

 

Aprile 2014

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