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Reflusso gastroesofageo, un disturbo molto diffuso

Cause e possibili rimedi per una fastidiosa disfunzione

Ci sono due stagioni cosiddette “di passaggio” durante l’anno: una è la primavera e l’altro è l’autunno. Queste stagioni sono caratterizzate da alcuni marker caratteristici, uno è un calo psico-fisico, l’altro è ciò di cui parliamo in questo numero. Il tema è difatti un disturbo che in questa stagione tende ad acutizzarsi: la Sindrome da Reflusso Gastro-Esofageo (in linguaggio medico spesso indicata con l’acronimo Gerd), ossia un disturbo per lo più cronico, ma soggetto a riacutizzazioni periodiche, legato alla funzionalità digestiva specificamente a carico dello stomaco che coinvolge una fetta molto ampia, e in espansione, della popolazione.

Le cause

Il problema nasce principalmente da una disfunzione a livello della valvola che chiude lo stomaco in alto, in congiunzione con l’esofago (il Cardias): durante la digestione, l’incompleta chiusura del sacco gastrico verso l’alto (ovvero verso l’esofago, il “tubo” attraverso il quale il bolo alimentare ingerito giunge allo stomaco) determina il refluire dei succhi gastrici fortemente acidi verso le pareti dell’esofago stesso. Il processo digestivo, a seguito dello stiramento delle fibre muscolari che rivestono la cavità dello stomaco, inizia attraverso l’attivazione delle pompe protoniche situate sulle pareti stesse, deputate a riversare nella cavità un’adeguata quantità di ioni idrogeno che portano il pH a valori molto bassi (acidità molto elevata), necessari per digerire il bolo alimentare.

Immaginiamo a questo punto lo stomaco come un sacchetto dotato di una chiusura collegata a un tubo, pieno di materiale via via sempre meno solido e sempre più fluido, sottoposto a regolare e continua alternanza di compressioni e rilasciamenti: ne deriva un continuo movimento sussultorio del suo contenuto; se il sacco è sigillato, non fuoriesce nulla, ma se nella sommità la chiusura del sacco dovesse essere danneggiata, il risultato sarebbe che parte del contenuto potrebbe fuoriuscire dal nostro sacco rovesciandosi all’esterno. Se tale contenuto ha, come nel caso dei succhi gastrici, forte carattere acido, l’effetto sulle pareti del tubo esterno (l’esofago) cui il sacco (stomaco) è collegato, sarà doloroso. Purtroppo, malfunzionamenti del processo di chiusura dello stomaco sono estremamente comuni, occasionali o cronici.

I sintomi possono essere diversi:

  • Pirosi gastrica, spesso accompagnata da dolore direttamente puntato a livello della bocca dello stomaco
  • Dolore retrosternale, tipicamente localizzato alla stessa altezza del cuore, tanto da poter facilmente essere confuso con una sintomatologia di natura cardiaca (nei corsi di formazione i gastroenterologi definiscono come molto comuni gli accessi al pronto soccorso o in guardia medica da parte di pazienti che scambiano il reflusso gastroesofageo per un sospetto infarto)
  • Tosse stizzosa e di origine irritativa a livello di gola per risalita fino a livello faringeo dei reflui gastrici

Tutti quelli elencati sono gli effetti percepiti dal paziente, fastidiosi in modo differente ma sufficienti per indurre chi è interessato a rivolgersi a un medico o un farmacista o quantomeno ad attuare correttivi di automedicazione. Il problema più serio è il possibile esito a carico della parete dell’esofago di questi continui rigurgiti acidi: l’epitelio, ovvero le cellule che rivestono la parete interna dell’esofago, è molto sensibile ai succhi gastrici che refluiscono (da qui il dolore acuto) e può andare incontro a lungo termine a un processo di logorio irreversibile che può esitare in un cancro dell’esofago non risolvibile e spesso asintomatico fino a diagnosi finale.

E’ chiaro che questo è l’evento acuto peggiore possibile e ovviamente non riguarda necessariamente tutti i cosiddetti “reflussori”; ma non si può nemmeno escludere a priori il rischio, ragione questa per cui sottovalutare o ignorare i sintomi evitando di curarsi in modo adeguato può essere molto pericoloso.

Come intervenire

Vediamo ora come affrontare il problema:

  • La digestione inizia in bocca: mangiare poco e più spesso masticando molto prima di ingerire consente di accelerare il processo digestivo, per cui si rende necessaria una minore quantità di succhi gastrici che, in caso di reflusso, possono a questo punto essere meno acidi e quindi meno corrosivi; inoltre tornando all’esempio del sacco, se il livello di riempimento non è eccessivo, lo scuotimento non necessariamente porta a perdite verso l’alto.
  • Privilegiare cibi solidi o semisolidi, soprattutto la sera, quando è più probabile che dopo cena ci si metta sul divano o addirittura direttamente a letto se si cena troppo tardi (deleterio per chi soffre di questa sindrome); se sottoponiamo a scuotimento un contenitore dotato di una chiusura difettosa, è più probabile che si verifichi una fuoriuscita se il contenuto è liquido piuttosto che solido o semisolido.
  • Farmaci antiacidi: sono ovviamente i rimedi più comuni e più immediati; il primo sintomo è una pirosi gastrica che a volte è sufficiente tamponare o neutralizzare con del Bicarbonato di Sodio o di Potassio, con dei Citrati (Citrosodina per fare un nome molto noto) o con una base (esempio Maalox)
  • Alginati: per anni questo è stato il rimedio d’elezione contro questa sindrome; si tratta di sostanze mucillaginose, simili ad alghe, in grado nello stomaco di stratificarsi sopra il bolo alimentare, generando una sorta di tappo che impedisca il reflusso dei succhi gastrici. Anche se non sono più considerati i rimedi principali, restano un approccio estremamente utile ed efficace, soprattutto considerando che spesso sono formulati in associazione con antiacidi quali i bicarbonati.
  • Inibitori di pompa protonica: diffusissimi, utilizzati in modo saltuario o continuativo, persino inflazionati, sono ora i trattamenti d’elezione per questa sindrome. Sono tutti quei farmaci il cui nome termina con la desinenza “–prazolo”; esistono diversi dosaggi di tutti questi principi attivi, destinati a pazienti con sindromi di diverso grado di intensità e ripetitività. Questi farmaci devono il loro diffuso impiego al loro meccanismo di azione: sono in grado di inibire quelle pompe situate sulle pareti dello stomaco che riversano acido nella cavità gastrica; tali pompe sono attivate dallo stiramento delle pareti dello stomaco e quindi iniziano ad agire al sopraggiungere del cibo. I farmaci sono invece tanto più attivi quanto meno attive sono le pompe, ragione per cui devono essere assunti a digiuno (tipicamente al mattino) per poter avere la massima efficacia possibile. I cicli di terapia vanno sempre concordati con il medico.

Dott. Michele Visini

Ottobre 2021

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